24 ottobre 2009

Appuntamenti da DOMENICA 25 OTTOBRE 2009

DOMENICA 25 ottobre
«I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE»
Lettura degli Atti degli Apostoli (8,26-39)
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2,1-5)
Vangelo secondo Marco (16,14b-20)
«GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE»

Dalle ore 8,30 alle ore 12,00 in fondo alla chiesa:
vendita dei prodotti del Mercato Equo e Solidale.

Gita-castagnata

ore 15,30 in Chiesa: Celebrazione del Sacramento del Battesimo.

Lunedì 26 ottobre
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Mercoledì 28 ottobre «Ss. Simone e Giuda, apostoli»
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale:
Festa dei Compleanni della TERZA ETÀ.

ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale:
Lectio Divina per i Giovani.

Giovedì 29 ottobre «S. Onorato di Vercelli, vescovo»
ore 19,15 presso il Centro Parrocchiale:
Catechesi degli Adulti (over 50). Seguirà cena frugale.

ore 21,00 presso la Saletta sotto la Casa Parrocchiale:
Catechesi degli Adulti (under 50).

ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale:
Riunione congiunta dei Consigli d’Oratorio della nuova Comunità Pastorale S.BiG e MMdC.

ore 21,00 presso la Chiesa S. Maria alla fonte (Chiesa Rossa) via della Chiesa Rossa, 55: i Frati Cappuccini organizzano un incontro a favore di chi ha problemi connessi alla separazione familiare sul tema: «Le norme della Chiesa sui separati».

Venerdì 30 ottobre
ore 18,30 in Oratorio: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).

Sabato 31 ottobre
Festa in Oratorio dei Pre-Ado e degli Ado

DOMENICA 1 novembre
«TUTTI I SANTI»
Lettura dell’Apocalisse di san Giovanni apostolo (7,2-4.9-14)
Prima lettera di san Giovanni apostolo (3,1-3)
Vangelo secondo Matteo (5,1-12)

Lunedì 2 novembre
«Commemorazione di tutti i fedeli defunti»
Le celebrazioni delle Ss. Messe avranno il seguente orario: 9,00 - 18,00 - 21,00

ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.

Mercoledì 4 novembre «S. CARLO BORROMEO, VESCOVO»
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: TERZA ETÀ: Tombolata.
ore 21,00 presso la Casa Parrocchiale: Riunione del Coordinamento Liturgico.

Giovedì 5 novembre
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Scuola della Parola per Giovani e 18/19nni.

Venerdì 6 novembre
ore 15,00 in Chiesa: Adorazione Eucaristica.
ore 18,30 in Oratorio: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4 (Celebrazione Penitenziale).
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).

Sabato 7 novembre
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 21,00 presso il Salone-Teatro: La Compagnia teatrale dell’Oratorio di Baranzate rappresenta: «L’importanza di chiamarsi Ernest» di Oscar Wilde.

DOMENICA 8 Novembre
«NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO RE DELL’UNIVERSO»
Lettura del profeta Isaia (49,1-7)
Lettera di san Paolo apostolo ai Filippesi (2,5-11)
Vangelo secondo Luca (23,36-43)

ore 17,00 presso il Salone-Teatro: Incontro con i Genitori dei ragazzi del CIC4.

nel pomeriggio
CASTAGNATA in ORATORIO

AAA Cercansi...

Come ogni anno, facciamo appello alla tua disponibilità per essere Visitatore e portare gli auguri di Natale della Comunità alle famiglie dei nostri quartieri.
L’anno scorso si sono aggiunti 12 nuovi Visitatori, ma, nonostante ciò, non siamo riusciti a raggiungere tutte le famiglie.
Uno di loro ha scritto:
“Ho affrontato questa proposta con entusiasmo, ma anche con un po’ di paura.
Ho visto tante famiglie diverse tra loro: case molto luminose e altre un po’ buie che mi hanno lasciato un senso di tristezza...
Alcune famiglie sono state particolarmente felici di vederci e l’hanno dimostrato con tanta gentilezza, altri hanno avuto voglia di scherzare un po’ con noi. Le persone sole avevano voglia quasi tutte di chiacchierare e di raccontare dei loro figli e nipoti.
Quella della visitatrice è una esperienza che rifarò perché mi piace l’idea di raggiungere le famiglie e di donare loro un po’ di tempo.
Mi piace pensare che una persona sola trascorra la giornata aspettando con gioia la nostra visita …
Alcuni poi hanno avuto il desiderio di pregare e altri forse un po’ meno, ma questa visita rimane a mio parere il modo di raggiungere tutti e penso che finché una famiglia apre la porta della propria casa non ha perso tutta la voglia di sperare”.


SE ANCHE TU SEI DISPONIBILE A FARE IL VISITATORE O LA VISITATRICE PUOI DARE LA TUA ADESIONE DOMENICA 1 E 8 NOVEMBRE DOPO LE SS. MESSE.

COMMEMORAZIONE DEI FEDELI DEFUNTI

2 Novembre 2009

Signore Dio nostro
con la morte del tuo Figlio Gesù
tu hai vinto la morte
e con la resurrezione
tu ci ridai la vita.
Sii in mezzo a noi in quest’ora dolorosa
in cui piangiamo la morte dei nostri cari.
Accogli la loro anima nella tua pace.
Aumenta la nostra fede!

Noi sappiamo che chi non è più con noi
a questa mensa
non è lontano da noi
perché ha creduto e sperato in te.
Fa’ che ci uniamo tutti un giorno
alla tua mensa del cielo.
Tu che dai vita a tutti i defunti
e regni per sempre nei secoli dei secoli.
Amen.

In tutte le Ss. Messe verrà fatta memoria dei fedeli della nostra Comunità deceduti a partire dal 2 novembre 2008 a tutt’oggi, per affidarli alla infinita misericordia di Gesù, che è morto sulla croce per la remissione dei peccati e per la nostra riconciliazione al Padre.

09 ottobre 2009

Sull’onda del “C’è di più”

Carissimi Genitori ed Educatori,
nei mesi scorsi scrivendo questa prima pagina dell’In-Formatore, mi rivolgevo alle famiglie; ma in questo numero - all’inizio dei tanti percorsi educativi in Parrocchia e in Oratorio - scrivo in modo particolare a voi, Genitori (mamme, ma soprattutto papà!) ed Educatori (catechisti, genitori animatori del CIC, adulti e giovani responsabili della Pastorale Giovanile … aggiungerei anche i nonni!).
Vi scrivo sull’onda del motto della Festa dell’Oratorio: c’è di più, perché penso che possa “dire molto” al nostro impegno educativo e alle nostre attività.
Innanzitutto e soprattutto, con Gesù c’è di più: Lui ci mette amore fino alla morte, ci dona il suo Vangelo che è via-verità-vita, continua ad inviarci lo Spirito Santo che converte la nostra mente e i nostri cuori, che rinforza la nostra volontà. Gesù è con noi anche nell’educare i ragazzi che crescono: è Lui il grande educatore, educa prima di noi, meglio di noi, più di noi. Carissimi Genitori ed Educatori nel nostro cuore non può mancare la fiducia in Gesù e un forte senso di speranza che attinge al pregare con fedeltà e al leggere il Vangelo come luce per ogni scelta personale e verso i ragazzi.
Ma c’è di più significa avere occhi per vedere il “lato nascosto” di figli, ragazzi e giovani. Come è frustrante quel “sei sempre il solito!” oppure “ai miei tempi quando ero giovane io …”; e come è illuminante il pensare “cosa mi vuol dire comportandosi così?” o il chiedersi “chi è veramente questo/a figlio/a di Dio?”. Certo per fare questo dobbiamo “conquistare il tempo” per stare con loro, per mostrare il nostro affetto e per farlo scoprire (don Bosco diceva che i ragazzi devono “conoscere l’amore che ricevono”). Lo sappiamo che “abbiamo poco tempo, siamo sempre di corsa”. Beati quegli educatori che sapranno trovare “momenti di convivenza” e li difenderanno coi denti: creeranno legami forti, creeranno futuro!
E c’è di più perché genitori e Comunità Cristiana (Oratorio in prima linea) educano insieme con Gesù: questa comunione nell’impegno educante è un dono che il nostro Maestro e Signore ha lasciato a noi che siamo sua Chiesa. Voi genitori non siete soli, avete accanto la Comunità di San Barnaba che condivide la vostra fatica e le vostre gioie. Come è bello il gesto che facciamo quando accogliamo i bambini per il Battesimo: non solo il Prete, non solo voi Genitori, i Padrini e le Madrine fanno il segno della croce sulla fronte dei piccoli, ma anche alcuni fedeli che appartengono alla nostra Comunità, a garantire che di quei bambini ci prendiamo cura insieme. Questo richiede che ogni famiglia partecipi alla vita comunitaria, sia ai momenti di festa, che alla celebrazione eucaristica domenicale, come pure alle varie iniziative caritative, imparando a condividere in modo sempre più pieno linee educative ispirate al Vangelo di Gesù.
E sarebbe bello che ognuno di noi all’inizio di questo Anno Pastorale e Oratoriano dica che c’è di più dello scorso anno, perché ci metteremo più impegno nel vivere la nostra missione educativa verso i più giovani. Come sarebbe importante sentire dalle nostre parti frasi di questo tipo: “quest’anno faccio un passo avanti nella mia fede e voglio essere di esempio a mio/a figlio/a”… È una promessa da fare a Gesù convinti che Lui ci darà le forze necessarie per riuscire (se lo chiediamo con la preghiera certamente le otterremo, perché è un impegno che piace a Dio che è Padre).
L’augurio che faccio è che fra qualche mese, tutti noi, guardando i nostri ragazzi e giovani possiamo esclamare: “ora c’è di più!” Avremo modo di ringraziare il Signore con gioia per i “miracoli” che avrà fatto in loro (e sicuramente anche in noi!) servendosi delle nostre povere forze.
Siamo già partiti, non fermiamoci!
Fraternamente
don Giorgio

PS. Alcune di queste intuizioni sono emerse dall’incontro con i Genitori Animatori del CIC 2 e CIC 3

Il tempo per aprirsi a uno slancio più spirituale

Al via il nuovo cammino della diocesi sui binari del “riposo in Dio” e della sobrietà pastorale
di Pino Nardi

«Solo la fede sa intendere la verità di questo momento che noi insieme come Chiesa ambrosiana stiamo vivendo. Solo la fede ci consente di vivere l’inizio del nuovo anno pastorale non come il ritorno all’abituale preoccupazione del fare, non come il ripetersi di un ciclo di feste e di fatiche, di impegni e di iniziative che consumano le nostre energie e che possono appagare o mortificare le nostre aspettative, ma come, in un certo senso, “anno sabbatico” o, come preferisco chiamarlo, “anno di riposo in Dio”».
È questa la cifra indicata a tutta la diocesi dal cardinale Tettamanzi nell’omelia dell’8 settembre in Duomo: «Un tempo per aprirsi a uno slancio spirituale più intenso e a un impegno pastorale più appassionato: quasi, con la grazia di Dio, un “prendere fiato” per lasciare consolidare le iniziative già in corso e prepararsi con serenità, fiducia e generosità a quanto di nuovo il Signore ci chiederà».
L’Arcivescovo ha maturato questa proposta dopo tanto ascoltare in diocesi: dall’Assemblea del clero alle visite pastorali decanali, in una stagione di cambiamenti nei “cantieri aperti”. Non nascondendosi neanche i problemi: «Ho raccolto anche segni di stanchezza, espressioni di scoraggiamento, di scetticismo, di dissenso, ho ascoltato anche analisi che descrivono l’inadeguatezza delle risorse di cui disponiamo rispetto alle esigenze della missione e alle sfide che si presentano. Sono convinto che i cammini avviati negli anni scorsi, i cantieri aperti, le linee pastorali indicate richiedano di essere continuati - pur con le dovute precisazioni - con intelligente determinazione, con un supplemento di fede e di gioia, con un coinvolgimento sempre più ampio e condiviso delle comunità cristiane».
Ma quest’anno il “riposo in Dio” va di pari passo con il cammino proposto da Benedetto XVI dell’Anno Sacerdotale a tutta la Chiesa: «Perché il sacerdozio “ministeriale” è un dono inestimabile e necessario e talora gli stessi destinatari del ministero sacerdotale non lo comprendono, non lo apprezzano adeguatamente, non lo favoriscono - ha detto Tettamanzi -. Forse non ci aiuta l’abitudine alla presenza dei preti nelle comunità, l’inclinazione a delegare loro gran parte dell’attività pastorale, una certa ingenua persuasione che di preti ce ne saranno sempre. L’Anno Sacerdotale deve essere per tutti i fedeli un’occasione per rinnovare uno sguardo di fede sulla presenza dei preti, per intuire quella loro misteriosa relazione personale con il Signore che si chiama “vocazione”».
Tutto ciò però non riguarda solo i sacerdoti, ma «è rivolto a tutti i fedeli affinché riconoscano la dignità della propria vocazione a essere figli di Dio e si dispongano a offrire il sacrificio gradito a Dio, che è la vita secondo lo Spirito. Il culto gradito a Dio, l’adorazione in spirito e verità si celebra nella pratica quotidiana della carità, nella testimonianza della speranza: la presenza dei cristiani negli ambienti della vita, del lavoro, della cultura, della sofferenza, della responsabilità civile e politica è segnata dal compito di fare risplendere la luce davanti agli uomini».
Uno dei pilastri della riflessione dell’Arcivescovo è allora la sobrietà pastorale, quando sottolinea che «nella nostra Chiesa diocesana, straordinariamente ricca di persone impegnate, di iniziative, di risorse è evidente la sproporzione tra la missione affidata e le risorse disponibili. Questa sproporzione diviene sempre più evidente anche per noi, in questi anni, nel contesto di una società secolarizzata, di una riduzione piuttosto rilevante del numero dei preti, di una fatica diffusa a sostituire - nei diversi ambiti pastorali - i collaboratori di sempre con presenze nuove. Che cosa faremo? Rinunceremo alla missione? Sento la responsabilità di proporre alcuni concreti criteri di discernimento per conseguire quel “fare meno, fare meglio, fare insieme” che potrebbe essere lo slogan della sobrietà pastorale».

MESSAGGIO DI SUA SANTITÀ BENEDETTO XVI PER LA GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE 2009

“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21, 24)

In questa domenica, dedicata alle missioni, mi rivolgo innanzitutto a voi, Fratelli nel ministero episcopale e sacerdotale, e poi anche a voi, fratelli e sorelle dell'intero Popolo di Dio, per esortare ciascuno a ravvivare in sé la consapevolezza del mandato missionario di Cristo di fare “discepoli tutti i popoli” (Mt 28,19), sulle orme di san Paolo, l'Apostolo delle Genti.
“Le nazioni cammineranno alla sua luce” (Ap 21,24). Scopo della missione della Chiesa infatti è di illuminare con la luce del Vangelo tutti i popoli nel loro cammino storico verso Dio, perché in Lui abbiano la loro piena realizzazione ed il loro compimento. Dobbiamo sentire 1’ansia e la passione di illuminare tutti i popoli, con la luce di Cristo, che risplende sul volto della Chiesa, perché tutti si raccolgano nell’unica famiglia umana, sotto la paternità amorevole di Dio.
È in questa prospettiva che i discepoli di Cristo sparsi in tutto il mondo operano, si affaticano, gemono sotto il peso delle sofferenze e donano la vita. Riaffermo con forza quanto più volte è stato detto dai miei venerati Predecessori: la Chiesa non agisce per estendere il suo potere o affermare il suo dominio, ma per portare a tutti Cristo, salvezza del mondo. Noi non chiediamo altro che di metterci al servizio dell’umanità, specialmente di quella più sofferente ed emarginata, perché crediamo che “l’impegno di annunziare il Vangelo agli uomini del nostro tempo... è senza alcun dubbio un servizio reso non solo alla comunità cristiana, ma anche a tutta l’umanità” (Evangelii nuntiandi, 1), che “conosce stupende conquiste, ma sembra avere smarrito il senso delle realtà ultime e della stessa esistenza” (Redemptoris missio, 2).

1. Tutti i Popoli chiamati alla salvezza
L’umanità intera, in verità, ha la vocazione radicale di ritornare alla sua sorgente, che è Dio, nel Quale solo troverà il suo compimento finale mediante la restaurazione di tutte le cose in Cristo. La dispersione, la molteplicità, il conflitto, l’inimicizia saranno rappacificate e riconciliate mediante il sangue della Croce, e ricondotte all’unità.
L’inizio nuovo è già cominciato con la risurrezione e l’esaltazione di Cristo, che attrae tutte le cose a sé, le rinnova, le rende partecipi dell’eterna gioia di Dio. Il futuro della nuova creazione brilla già nel nostro mondo ed accende, anche se tra contraddizioni e sofferenze, la speranza di vita nuova. La missione della Chiesa è quella di “contagiare” di speranza tutti i popoli. Per questo Cristo chiama, giustifica, santifica e invia i suoi discepoli ad annunciare il Regno di Dio, perché tutte le nazioni diventino Popolo di Dio. È solo in tale missione che si comprende ed autentica il vero cammino storico dell’umanità. La missione universale deve divenire una costante fondamentale della vita della Chiesa. Annunciare il Vangelo deve essere per noi, come già per l’apostolo Paolo, impegno impreteribile (n.d.r.: non rinviabile, improrogabile) e primario.

2. Chiesa pellegrina
La Chiesa universale, senza confini e senza frontiere, si sente responsabile dell'annuncio del Vangelo di fronte a popoli interi (cfr Evangelii nuntiandi, 53). Essa, germe di speranza per vocazione, deve continuare il servizio di Cristo al mondo. La sua missione e il suo servizio non sono a misura dei bisogni materiali o anche spirituali che si esauriscono nel quadro dell’esistenza temporale, ma di una salvezza trascendente, che si attua nel Regno di Dio (cfr Evangelii nuntiandi, 27). Questo Regno, pur essendo nella sua completezza escatologico e non di questo mondo (cfr Gv 18,36), è anche in questo mondo e nella sua storia forza di giustizia, di pace, di vera libertà e di rispetto della dignità di ogni uomo. La Chiesa mira a trasformare il mondo con la proclamazione del Vangelo dell'amore, “che rischiara sempre di nuovo un mondo buio e ci dà il coraggio di vivere e di agire e... in questo modo di far entrare la luce di Dio nel mondo” (Deus caritas est, 39). È a questa missione e servizio che, anche con questo Messaggio, chiamo a partecipare tutti i membri e le istituzioni della Chiesa.

3. Missio ad gentes
La missione della Chiesa, perciò, è quella di chiamare tutti i popoli alla salvezza operata da Dio tramite il Figlio suo incarnato. È necessario pertanto rinnovare l’impegno di annunciare il Vangelo, che è fermento di libertà e di progresso, di fraternità, di unità e di pace (cfr Ad gentes, 8). Voglio “nuovamente confermare che il mandato d’evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa” (Evangelii nuntiandi, 14), compito e missione che i vasti e profondi mutamenti della società attuale rendono ancor più urgenti. È in questione la salvezza eterna delle persone, il fine e compimento stesso della storia umana e dell’universo. Animati e ispirati dall’Apostolo delle genti, dobbiamo essere coscienti che Dio ha un popolo numeroso in tutte le città percorse anche dagli apostoli di oggi (cfr At 18,10). Infatti “la promessa è per tutti quelli che sono lontani, quanti ne chiamerà il Signore Dio nostro” (At 2,39).
La Chiesa intera deve impegnarsi nella missio ad gentes, fino a che la sovranità salvifica di Cristo non sia pienamente realizzata: “Al presente non vediamo ancora che ogni cosa sia a Lui sottomessa" (Eb 2,8).

4. Chiamati ad evangelizzare anche mediante il martirio
In questa Giornata dedicata alle missioni, ricordo nella preghiera coloro che della loro vita hanno fatto un’esclusiva consacrazione al lavoro di evangelizzazione. Una menzione particolare è per quelle Chiese locali, e per quei missionari e missionarie che si trovano a testimoniare e diffondere il Regno di Dio in situazioni di persecuzione, con forme di oppressione che vanno dalla discriminazione sociale fino al carcere, alla tortura e alla morte. Non sono pochi quelli che attualmente sono messi a morte a causa del suo “Nome”. È ancora di tremenda attualità quanto scriveva il mio venerato Predecessore, Papa Giovanni Paolo II: “La memoria giubilare ci ha aperto uno scenario sorprendente, mostrandoci il nostro tempo particolarmente ricco di testimoni che, in un modo o nell’altro, hanno saputo vivere il Vangelo in situazioni di ostilità e persecuzione, spesso fino a dare la prova suprema del sangue” (Novo millennio ineunte, 41).
La partecipazione alla missione di Cristo, infatti, contrassegna anche il vivere degli annunciatori del Vangelo, cui è riservato lo stesso destino del loro Maestro. “Ricordatevi della parola che vi ho detto: Un servo non è più grande del suo padrone. Se hanno perseguitato me, perseguiteranno anche voi” (Gv 15,20). La Chiesa si pone sulla stessa via e subisce la stessa sorte di Cristo, perché non agisce in base ad una logica umana o contando sulle ragioni della forza, ma seguendo la via della Croce e facendosi, in obbedienza filiale al Padre, testimone e compagna di viaggio di questa umanità.
Alle Chiese antiche come a quelle di recente fondazione ricordo che sono poste dal Signore come sale della terra e luce del mondo, chiamate a diffondere Cristo, Luce delle genti, fino agli estremi confini della terra. La missio ad gentes deve costituire la priorità dei loro piani pastorali.
Alle Pontificie Opere Missionarie va il mio ringraziamento e incoraggiamento per l’indispensabile lavoro che assicurano di animazione, formazione missionaria e aiuto economico alle giovani Chiese. Attraverso queste Istituzioni pontificie si realizza in maniera mirabile la comunione tra le Chiese, con lo scambio di doni, nella sollecitudine vicendevole e nella comune progettualità missionaria.

5. Conclusione
La spinta missionaria è sempre stata segno di vitalità delle nostre Chiese (cfr Redemptoris missio, 2). È necessario, tuttavia, riaffermare che l’evangelizzazione è opera dello Spirito e che prima ancora di essere azione è testimonianza e irradiazione della luce di Cristo (cfr Redemptoris missio, 26) da parte della Chiesa locale, la quale invia i suoi missionari e missionarie per spingersi oltre le sue frontiere. Chiedo perciò a tutti i cattolici di pregare lo Spirito Santo perché accresca nella Chiesa la passione per la missione di diffondere il Regno di Dio e di sostenere i missionari, le missionarie e le comunità cristiane impegnate in prima linea in questa missione, talvolta in ambienti ostili di persecuzione.
Invito, allo stesso tempo, tutti a dare un segno credibile di comunione tra le Chiese, con un aiuto economico, specialmente nella fase di crisi che sta attraversando l’umanità, per mettere le giovani Chiese locali in condizione di illuminare le genti con il Vangelo della carità.
Ci guidi nella nostra azione missionaria la Vergine Maria, stella della Nuova Evangelizzazione, che ha dato al mondo il Cristo, posto come luce delle genti, perché porti la salvezza “sino all'estremità della terra” (At 13,47).
A tutti la mia Benedizione.
Dal Vaticano, 29 giugno 2009

BENEDICTUS PP. XVI

Appuntamenti da DOMENICA 11 OTTOBRE 2009

DOMENICA 11 ottobre
«VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE»
Lettura del profeta Isaia (43,10-21)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (3,6-13)
Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

ore 10,30: Riti di Introduzione al Sacramento del Battesimo.
ore 11,30 in Oratorio: Incontro con i genitori dei 18/19nni.

I fidanzati iniziano l’Itinerario di fede in preparazione al Sacramento del Matrimonio, partecipando all’ Eucarestia delle ore 10,30 e, al termine, a un momento di conoscenza e di festa in Casa parrocchiale.

Lunedì 12 ottobre «S. Edvige, religiosa»
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Mercoledì 14 ottobre «S. Callisto I, papa e martire»
ore 14,45 ritrovo davanti alla Chiesa della TERZA ETÀ: Visita e recita del S. Rosario presso la Chiesetta di via Chiesa Rossa 55.

Venerdì 16 ottobre
ore 18,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).

Sabato 17 ottobre «S. Ignazio d’Antiochia, vescovo e martire»
ore 20,45 presso la Basilica di S. Stefano: VEGLIA MISSIONARIA DIOCESANA “Vangelo senza confini”.

DOMENICA 18 ottobre
«DEDICAZIONE DELLA CHIESA CATTEDRALE»
Lettura del profeta Isaia (26,1-2.4.7-8; 54,12-14a)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (3,9-17)
Vangelo secondo Giovanni (10,22-30)

Biciclettata in Duomo

Lunedì 19 ottobre
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Mercoledì 21 ottobre
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi della TERZA ETÀ.

Venerdì 23 ottobre
ore 18,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media) e dei loro genitori.

Sabato 24 ottobre «Beato Luigi Guanella, sacerdote»
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 21,00 presso il Salone-Teatro: Rappresentazione teatrale dal titolo “Silenzi”.

DOMENICA 25 ottbre
«I DOMENICA DOPO LA DEDICAZIONE»
Lettura degli Atti degli Apostoli (8,26-39)
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (2,1-5)
Vangelo secondo Marco (16,14b-20)
«GIORNATA MISSIONARIA MONDIALE»

Gita-castagnata

ore 15,30 in Chiesa: Celebrazione del Sacramento del Battesimo.
Don Gnocchi, beato in piazza Duomo
24.08.2009 di Filippo MAGNI

Piazza Duomo torna a riempirsi per don Carlo Gnocchi. Domenica 25 ottobre l’indimenticato «padre dei mutilatini» sarà proclamato beato nel corso di una solenne celebrazione presieduta dal cardinale Dionigi Tettamanzi, alla presenza del legato pontificio, monsignor Angelo Amato, prefetto della Congregazione vaticana per le Cause dei Santi. In occasione dei funerali di don Gnocchi, il 1° marzo 1956, centomila persone avevano gremito il Duomo e la piazza per l’ultimo saluto al sacerdote nato nel 1902 a San Colombano al Lambro. Durante le esequie un mutilatino interpretò il sentimento popolare rivolgendosi a don Gnocchi con questo saluto: «Prima ti dicevo: “Ciao, don Carlo”. Oggi ti dico: “Ciao, san Carlo”». Parole profetiche: oggi, cinquantatre anni dopo, la stessa piazza si prepara ad accogliere migliaia di fedeli per festeggiare don Gnocchi beato.
È stato il cardinale Carlo Maria Martini, nel 1987, ad avviare il processo di canonizzazione di don Carlo. Nell’occasione, l’Arcivescovo di Milano si chiedeva «se don Carlo abbia esaurito il suo servizio sacerdotale alla Chiesa ambrosiana chiudendo gli occhi all’esistenza terrena, oppure se egli lo continui in una forma che non sia solo quella dell’efficacia della sua opera, della nostalgia della sua persona, ma in una missione permanente per la chiesa di Dio».
L’iter è proseguito in sede diocesana fino al 1991, con le deposizioni di 178 testi che hanno prodotto una documentazione di oltre quattromila pagine. Il materiale, inviato in Vaticano, e scrupolosamente analizzato dalla Congregazione per le Cause dei Santi, ha condotto nel dicembre del 2002 al riconoscimento delle virtù eroiche del Servo di Dio don Gnocchi e alla proclamazione, da parte di Papa Giovanni Paolo II, della sua venerabilità. «La sua fede fu eccezionale - scriveva in quei giorni il cardinale Saraiva Martins, prefetto vaticano per le Cause dei Santi - e su di essa si fondò la sua speranza incrollabile in Dio, nella divina Provvidenza, nella vita eterna e nel futuro stesso della storia dell’uomo». Per poi concludere: «Don Carlo fu veramente testimone di quel Vangelo di cui era stato fatto maestro e dispensatore».
Lo scorso 17 gennaio, infine, il Santo Padre Benedetto XVI, attribuendo all’intercessione di don Carlo un evento miracoloso, ha di fatto sancito la sua beatificazione, poi annunciata per la domenica 25 ottobre, anniversario della sua nascita. Annuncio dato in diocesi dal cardinale Tettamanzi, che «con profonda gioia» ha definito don Carlo «un seminatore di speranza», un prete «che in anni assai tormentati seppe con entusiasmo dare fiducia ai giovani e credere nel valore “santo” del dolore, specie quello innocente dei bambini. Fu un vero uomo di Dio».
Il miracolo attribuito a don Carlo è accaduto nell’agosto del 1979 a Orsenigo, in provincia di Como, protagonista Sperandio Aldeni, artigiano elettricista incredibilmente sopravvissuto a una mortale scarica elettrica. Alpino, da sempre devoto al cappellano della Tridentina durante la tragica campagna di Russia e volontario tra i ragazzi disabili del Centro di Inverigo della Fondazione, Aldeni - attraversato da capo a piedi dalla scarica potente come un fulmine - in quegli istanti si appella a don Carlo. Medici e periti non hanno saputo spiegare come ne sia uscito illeso: «Mi ha protetto don Gnocchi», ha sempre sostenuto l’alpino, purtroppo scomparso poco più di due anni fa. Una convinzione che oggi appartiene anche alla Chiesa e al popolo dei fedeli.
La vita di don Gnocchi è stata straordinaria per fede e intraprendenza: lo dimostrano gli appellativi con i quali è ricordato e venerato: educatore dei giovani, cappellano degli alpini, padre dei mutilatini, precursore della riabilitazione, imprenditore della carità, profeta del dono d’organi per aver voluto donare le proprie cornee in punto di morte quando ancora i trapianti di organi in Italia non erano regolati dalla legge. La sua è stata una missione sacerdotale iniziata in oratorio e proseguita all’Istituto Gonzaga e all’Università Cattolica, al fronte di guerra con gli alpini e, infine, nelle case per i piccoli mutilati e i poliomielitici da lui aperte in tutta Italia.
Erano la «sua baracca», costantemente cresciuta in questi anni e oggi presente in Italia e nel mondo grazie alla Fondazione che porta il suo nome e ne perpetua il carisma. Accanto alla vita e al servizio dei più fragili. Ci saranno anche molti di loro, in piazza Duomo, il prossimo 25 ottobre.

CATECHESI PER ADULTI - ABRAMO I passi nella fede

CATECHESI PER ADULTI
(under e over 50)

Quest’anno esamineremo la figura del patriarca Abramo attraverso la lettura e la meditazione dei capitoli del libro della Genesi che vanno da 11,27 fino a 22,19.

Il calendario degli incontri, che si terranno sempre di Giovedì, è il seguente: 29 ottobre, 28 gennaio, 18 febbraio, 22 aprile, 20 maggio e così distinti per orario e destinatari:
gli “over 50” alle ore 19,15
gli “under 50” alle ore 21,00


Giovedì 29 ottobre don Giorgio ci introdurrà alla conoscenza della figura del grande patriarca Abramo, secondo le seguenti modalità:
ore 19,15 “over 50”: presentazione, consegna del sussidio, cena frugale;
ore 21,00 “under 50”: presentazione.

02 ottobre 2009

UNA GROSSA NOVITÀ PASTORALE

Lunedì 28 Settembre i Consigli Pastorali della Parrocchia di San Barnaba e di Maria Madre della Chiesa sono stati convocati da Mons. Ermino De Scalzi, Vicario Episcopale della Città di Milano (colui che ha celebrato le esequie di Mike Buongiorno in Duomo) per essere informati di una grossa novità che interessa la vita delle nostre 2 Comunità cristiane.
Sotto è riportato il “succo” di quanto detto dal Vescovo e quanto emerso dalla discussione.

LA SCELTA DELL’ARCIVESCOVO
Con la partenza della Comunità dei Padri Barnabiti dalla Parrocchia Maria Madre della Chiesa l’Arcivescovo ha deciso di creare una Comunità Pastorale tra le Parrocchie di Maria Madre della Chiesa e San Barnaba.
Questa scelta è stata determinata non solo dalla carenza di preti, ma anche (soprattutto!) dalla voglia e dalla spinta a cercare nuove forme di comunione effettiva e affettiva tra Comunità Cristiane e nuove modalità di missione e di evangelizzazione nei nostri quartieri.
La nascita sarà nell’estate 2010: i prossimi mesi serviranno per preparare la nascita, si potrebbe dire che saranno “9 mesi di gravidanza”.

COMUNITÀ PASTORALE: CIOÈ?
Una Comunità Pastorale è “una collaborazione pastorale organica tra Parrocchie vicine, pensata, configurata e riconosciuta istituzionalmente”. Più semplicemente: è l’unione di Parrocchie con una stessa linea pastorale.
Diventando Comunità Pastorale le Parrocchie non vengono cancellate: ognuna mantiene la propria identità, anche se hanno un unico Progetto Pastorale.
Ogni Comunità Pastorale ha un solo Parroco e uno o più Vicari Parrocchiali (potrebbe essere il cosiddetto “Coadiutore” oppure altri)

UN ANNO DI PREPARAZIONE
Questi prossimi mesi dell’Anno Pastorale 2009-2010 saranno il tempo della “gestazione”, del fare alcune prove. Sarà il tempo per iniziare a fare tentativi di cammino comune e di collaborazione nelle attività: tentativi “leggeri” (ma decisi!) di unità, in particolare nella Pastorale Giovanile.
Sarà soprattutto il tempo per definire le corresponsabilità dei laici nei vari settori della vita parrocchiale: ciò permetterà e favorirà il creare linee pastorali comuni.

IN MARIA MADRE DELLA CHIESA
Durante questo Anno Pastorale in Maria Madre della Chiesa sarà presente padre Diego Arfani, un prete diocesano che avrà funzione di Amministratore Parrocchiale (cioè Parroco a tempo determinato). Avrà la responsabilità di Parroco e seguirà in modo particolare la formazione dei catechisti dell’Iniziazione Cristiana insieme alle Suore, già presenti.
Inoltre rimarrà ancora per un anno padre Eugenio Brambilla (Barnabita), per portare a termine progetti sociali di cui è responsabile (Scuola Popolare, Doposcuola, Caritas, Rapporti col Territorio).
Inoltre rimarranno presenti le 4 Suore di Maria Bambina (suor Luigina, suor Giovanna, suor Eugenia e suor Marta): continueranno la loro presenza preziosa nelle attività di catechesi, di liturgia e di carità.
Don Giuseppe Lotta ha ricevuto il Mandato dall’Arcivescovo di diventare Responsabile della Pastorale Giovanile anche di questa Parrocchia.

IN SAN BARNABA
La Parrocchia di San Barnaba continuerà la sua vita regolare, anche se in alcune attività verranno fatti tentativi di comunione e di collaborazione con i laici della Parrocchia vicina. Alcune esperienze sono già state avviate negli ultimi anni: anziani, Centro di Ascolto, Consiglio Pastorale …
Don Giorgio Guidi continuerà il suo servizio di Parroco e don Giuseppe Lotta la sua attività tra i giovani.

SIAMO UN CANTIERE!
Il cammino unitario e le tappe di questi mesi saranno studiati e valutati attraverso incontri tra preti e suore e attraverso l’opera dei Consigli Pastorali.
Non mancheranno indicazioni da parte del Vescovo e della Diocesi: ci sarà anche un “Laboratorio” diocesano per conoscere quanto altre Comunità Pastorali stanno vivendo e per scoprire ciò che è più utile per noi … ma soprattutto sarà necessario il contributo di tutti.

UN NOME DA SCEGLIERE
La nascita di una Comunità Pastorale comporta anche la scelta del nome: sarà questo un piccolo impegno che assolveremo durante i prossimi mesi.

E ora…
Questa decisione dell’Arcivescovo comporta per le nostre due Comunità l’interrogarsi e il ripensare in modo nuovo come vivere la nostra vocazione cristiana, a cosa significa essere Chiesa (popolo di Dio), a cosa è essenziale per la vita di una Chiesa, come vivere nuove forme di annuncio del Vangelo in un contesto cittadino …
È un “grosso" passo: e ogni passaggio è un esodo, un uscire da qualcosa cui siamo attaccati … ci sarà una fatica da fare; come ogni passaggio c’è una “terra promessa” da sognare … cui ci si avvicina piano piano e che non sarà come noi la vogliamo; come in ogni passaggio ci saranno pessimisti e scettici, ma anche coraggiosi e ottimisti … Ma, come nel passaggio del deserto che fece il popolo d’Israele, nel pellegrinaggio continuo della Chiesa ci sarà sempre la “nube” dello Spirito di Gesù Cristo che riempirà il nostro cuore di fede, carità e speranza, che ci farà vedere sempre di più i doni che possiamo donarci tra Chiese e ci renderà disponibili ad accogliere gli aiuti che l’altra Comunità ci offrirà.

“Lettera ai fedeli della Diocesi ambrosiana per l’inizio dell’Anno Sacerdotale”

Carissimi,
vi confido che all’inizio dell’Anno sacerdotale sono animato da grandi speranze.
L’esempio e l’intercessione del santo Curato d’Ars, di tanti santi preti che hanno segnato la storia della nostra Chiesa, dei nostri santi Vescovi, le indicazioni del Santo Padre Benedetto XVI, le parole ascoltate e i sentimenti espressi durante le Assemblee sinodali del clero mi incoraggiano a sperare la grazia della santificazione per il presbiterio della nostra Diocesi.

La santità, finalmente!
La missione che ci è stata affidata è molto più grande delle nostre risorse. La sfida del mondo contemporaneo è molto più complicata della nostra capacità di comprendere, di rispondere, di elaborare strategie e di programmare iniziative. Lo smarrimento e la suscettibilità di tanta gente sono molto più inquietanti della nostra possibilità di dire una parola buona e vera, che sappia di Vangelo. Ci lasceremo cadere le braccia? Ci chiuderemo in contesti rassicuranti, ben conosciuti, elettivi?
No! Noi ci affideremo alla grazia, alla forza, alla gioia dello Spirito Santo per diventare preti santi!

La santità dei sacerdoti è bellezza e fierezza della santa madre Chiesa
Non si diventa preti da soli. È la Chiesa che li genera, è la comunità cristiana che li sostiene, sono altri sacerdoti, i genitori, le suore, la nostra gente, che con le preghiere, con le attese, con la generosità li incoraggia a fare della vita un dono. Potranno i preti accontentarsi della mediocrità, quando considerano quale alta idea si sia fatta di loro la comunità cristiana, il Vescovo che li ha ritenuti collaboratori desiderati per il suo ministero, le gente che tanto spesso prega per i sacerdoti, i loro genitori che sulla terra o in paradiso continuano a sentirsi fieri di aver dato un figlio per il servizio della Chiesa?
Sono animato da grande speranza: sono certo che durante questo Anno sacerdotale la preghiera per la santificazione dei sacerdoti sarà insistente da parte di ogni presbitero, diffusa in ogni comunità, proposta a tutti con frequenza e fiducia e praticata da molti con simpatia e riconoscenza.

La santificazione dei sacerdoti è nel presbiterio
La santità sacerdotale risplende oggi di alcuni tratti che sono caratteristici del nostro tempo.
I sacerdoti si santificano perché edificano con il Vescovo il presbiterio: il dono di ciascuno è per la collaborazione all’unica missione. Nessuno diventa santo da solo: la santità dei preti ha i tratti della condivisione, della fraternità, della partecipazione al discernimento comune, dell’accoglienza, della stima e dell’affetto intensi per i confratelli, della disponibilità intelligente al Magistero e alle decisioni del Vescovo.
Sono animato da grande speranza: ho raccolto nelle Assemblee sinodali il desiderio diffuso di una formazione e di un accompagnamento spirituale più intensi: ho raccomandato di dare seguito a questi desideri con proposte concrete. Gli esercizi spirituali, i momenti residenziali di discernimento per interpretare i tratti della comunione per la missione, gli incontri abituali nei decanati e le altre iniziative sono occasioni di grazia: lo Spirito del Signore non lascerà mancare la sua presenza per donarci la gioia di camminare insieme verso la santità.

La santificazione dei sacerdoti è nel servizio al sacerdozio comune dei fedeli
I sacerdoti si santificano perché vivono il loro ministero a servizio del popolo di Dio, secondo la destinazione ricevuta.
Si dice sacerdoti, ma si dovrebbe intendere servi: noi infatti siamo stati ordinati per spendere vita e amore nell’edificazione del popolo santo di Dio nella varietà di tutte le vocazioni. Il sacerdozio ministeriale è a servizio del sacerdozio battesimale per edificare tra le genti il segno della Chiesa: “per la rigenerazione e l’unzione dello Spirito Santo i battezzati vengono consacrati a formare una dimora spirituale e un sacerdozio santo, per offrire, mediante tutte le opere del cristiano, spirituali sacrifici e far conoscere i prodigi di colui che dalle tenebre li chiamò all’ammirabile sua luce” (Concilio Vaticano II, Lumen gentium, 10).
Sono animato da grande speranza: conosco la generosità e lo zelo del clero ambrosiano. Proprio nel ministero cerchiamo la nostra santificazione, proprio a servizio del cammino di santità del popolo di Dio diventiamo santi.
In questo Anno sacerdotale, tutti insieme, con pazienza e coraggio, vogliamo raccogliere e lasciarci provocare dagli interrogativi che sorgono in molti ambiti della pastorale ordinaria e dalle nuove sfide che l’evoluzione della società ci propone. Nei nostri cantieri aperti continueremo a tendere l’orecchio: per ascoltare ciò che lo Spirito dice alla Chiesa; per attuare - con un animo sempre più fiducioso, con un confronto sempre più franco, una corresponsabilità con i fedeli sempre più cordiale - quanto riconosceremo necessario alla missione di annunciare il Vangelo a tutti coloro che aspettano una parola di verità e di speranza.

La santità dei sacerdoti è attraente
La santità autentica, che porta le ferite della croce ed è avvolta della gloria del Risorto, partecipa dell’attrattiva del Signore: la sua intimità con il Padre, la sua gioia crocifissa, il dono del Consolatore.
Sono animato da grande speranza: un presbiterio santificato sarà attraente anche per i giovani di oggi. Così potranno ancora nascere vocazioni al ministero nelle nostre comunità.
In questo Anno sacerdotale le iniziative di pastorale vocazionale e le proposte di pastorale giovanile siano intense di preghiera, di fiducia e di verità: che nessuno si senta inutile, che nessuno viva gli anni della giovinezza senza la gioia di intuire che la sua vita è una vocazione grande e santa.
Cari sacerdoti, proponiamo con decisione la via cristiana della gioia. Non vogliamo persuadere nessuno con argomenti di sapienza mondana, ma solo annunciare l’unica nostra sapienza: Cristo crocifisso e risorto.

+ Dionigi card. Tettamanzi
Arcivescovo di Milano

Milano, 19 giugno 2009
Solennità del Sacratissimo Cuore di Gesù

Festa dell'Oratorio 2009

PROGRAMMA

ore 10.30: Celebrazione dell’Eucarestia.
Al termine in Oratorio “pic-nic insieme” nel campo ver- de.

Pomeriggio:
Festa insieme in Oratorio con giochi per tutti i gusti, gonfiabili per i più piccini e tanto altro.

In particolare:
ore 16,00: Stand per l’adesione al Cammino di Iniziazione Cristiana (CIC)
ore 17,00: “IL CENTRO DELLA FESTA” (preghiera e gesto simbolico per tut- ti)
ore 21,00: in Salone: presentazione del Pellegrinaggio decanale dei Gio- vani in Terrasanta


Il Servizio di ristoro funzionerà fino alle ore 20,30

Pesca di beneficenza

Appuntamenti da DOMENICA 4 OTTOBRE 2009

DOMENICA 4 ottobre
«VI DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE»
Lettura del profeta Isaia (45,20-24a)
Lettera di san Paolo apostolo agli Efesini (2,5c-13)
Vangelo secondo Giovanni (6,1-15)

Lunedì 5 ottobre
ore 19,30 presso il Centro Parrocchiale: Pizzata dei 18/19nni che precederà l’Incontro.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale. Incontro degli Adolescenti.

Mercoledì 7 ottobre «Beta Maria Vergine del Rosario»
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: TERZA ETÀ: Recita dei Vespri.

Venerdì 9 ottobre «Ss. Dionigi vescovo e compagni, martiri»
ore 18,30 in Oratorio: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).

Sabato 10 ottobre
ore 10,30 in Oratorio: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 in Oratorio: Catechesi dell’Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 21,00 presso il Salone-Teatro: Rappresentazione teatrale dal titolo “Maria”.

DOMENICA 11 ottobre
«VII DOMENICA DOPO IL MARTIRIO DI S. GIOVANNI IL PRECURSORE»
Lettura del profeta Isaia (43,10-21)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (3,6-13)
Vangelo secondo Matteo (13,24-43)

ore 10,30: Riti di Introduzione al Sacramento del Battesimo.
ore 11,30 in Oratorio: Incontro con i genitori dei 18/19nni.

I fidanzati iniziano l’Itinerario di fede in preparazione al Sacramento
del Matrimonio, partecipando all’ Eucarestia delle ore 10,30 e, al termine, a un momento di conoscenza e di festa in Casa parrocchiale.

ULTIMISSIME DA NAIROBI - 15 luglio 2009

Pace e bene a tutti quanti.

Questa volta il silenzio è stato proprio lungo.
I mesi scorsi per me sono stati ricchi e non facili, ma quando cerco di scrivere qualcosa non riesco a concretizzarlo in novità degne di nota, inoltre le "preoccupazioni" quotidiane mi hanno preso la mano, così come gli " alti e bassi" di umore, per cui ho lasciato perdere lo scrivere.
A maggio due coppie di amici di Milano mi hanno fatto la sorpresa di regalarmi un pellegrinaggio in Terra Santa, proprio nei giorni in cui il Papa era là. È stato un dono grandissimo del Padre. Me ne accorgo dal fatto che la pace e le riflessioni di quei giorni invece che affievolirsi continuano a rigenerarsi, a ripresentarmisi alla mente; come quando si torna su un testo, un brano biblico e ci si accorge di sempre nuovi e sorprendenti significati. Penso spesso ai momenti passati nella Basilica della Risurrezione o all’erta salita dietro il Getsemani fin sul monte dell’Ascensione, a quanto è avvenuto là, a Cristo che passa in quei luoghi. Ascolto la Parola letta e ricevuta tante volte consapevole della Sua concretezza. Ricordo anche le persone incontrate e quelle con cui ho condiviso quei momenti. L’ultimo giorno al Getsemani l’ho passato ripensando a quanti conosco e ho incontrato che stanno sulla croce...

Tornato da Israele mi sono ritrovato da solo: don Christopher, il prete indiano arrivato per darci una mano è ancora a Nairobi a studiare, don Luciano è stato per qualche settimana a predicare ritiri, adesso si trova in Tanzania a studiare swahili, tornerà questo fine settimana. In sè il lavoro non è aumentato, ma sono aumentati gli imprevisti, che prima erano condivisi.

Ho praticamente abbandonato la speranza di portare avanti uno studio blandamente sistematico della lingua, e mi sono messo in attesa di un fantomatico "break" per approfondire questo benedetto swahili. Me la cavo con l'inglese e intuendo, molto spesso erroneamente, quello che la gente mi dice con le poche parole che so. Ho cominciato le prime attività: un Gruppo biblico (primo incontro 3, secondo incontro 0, terzo incontro 1, quarto 2, quinto 1 ... vediamo, sembrano i punti del Verona nell’ultima stagione ...); Formazione per i giovani, gruppo liturgico. Tra qualche settimana vorrei cominciare col consiglio economico e caritativo, un percorso per coppie conviventi (la stragrande maggioranza qui). Mi scontro continuamente col tenta
tivo di far capire alla gente che non sono un inviato della Banca d’Italia. In realtà tutti guardano ad ogni "mzungo", al bianco, come uno un po’ sciocco ma pieno di soldi, immagine presa un po’ dai molti turisti che non si fanno problemi a pagare un pranzo sei volte più del prezzo, un po’ dalle tante iniziative (soprattutto ecclesiali) portate avanti col sostegno dell'estero.
Continuiamo a cercare la strada per testimoniare efficacemente "la paternità di Dio e la Sua amorevole Provvidenza", come dicono le nostre costituzioni. Tiro avanti a parlare di Gesù Cristo e Provvidenza anche se me li immagino a dirsi tra se stessi: "Sì, sì, la provvidenza che viene dall'Europa". Le parole scivolano su un’esperienza di vita che le contraddice. Poi ci sono i momenti in cui tutto si riconcilia: un incontro, una parola, ... Nei giorni scorsi il funerale di una delle responsabili di una comunità di base morta a cinquant’anni di AIDS è stato un momento emozionante: le danze, i canti la celebrazione lunghissima di discorsi e pause che lasciava il tempo di contemplare il mistero della morte. Tutti partecipano con qualche gesto: qualche ricordo della morta, le foto, il pugno di terra sulla bara, a turno si riempie la fossa, chi canta e balla, e poi tutti mangiano a casa del defunto. Gesti semplici che invitano a riflettere. Per il resto è arrivato il freddo (di notte, di giorno, vento a parte, fa caldo) ma non è arrivata la pioggia. Granoturco e fagioli, il raccolto con cui la gente mangia, sono tutti persi. Governo, Chiesa e varie organizzazioni distribuiscono cibo un po’ a tutti, ma è penoso dipendere dalla carità altrui, veder svanire il frutto del proprio lavoro.

Nell’attività con i ragazzi di strada è forse il momento più bello: si sono inseriti e stanno rispondendo bene alle attività (sarebbe bello parlare un po’ dei loro educatori: a volte verrebbe da prenderli a sedie in testa). E poi come sempre con i ragazzi ci sono i momenti che spezzano tutte le tensioni: Joseph invitato dall’educatore a spiegare come cavolo aveva fatto ad insudiciarsi in quella maniera, che gli mima come, per insegnare all’agnello che non gli obbediva, l’aveva preso in braccio e sculacciato sonoramente.

Fra qualche mese comincerà il loro reinserimento in famiglia o in altri centri e il “lavoro” si farà un po’ triste...

Basta. Prego per ciascuno di voi (... più o meno fedelmente) perché "Colui che in tutto ha potere di fare molto più di quanto possiamo pensare o sperare" vi riempia delle Sue benedizioni. Portate pazienza per le lettere: sono alla metà di Aprile, ma quando torna Luciano ...

Buone vacanze a tutti, don Renato

PROGETTO "INTRECCI MATERNI"

La nascita di un figlio è sempre evento importante nella vita di una donna, richiede di affrontare a più livelli (corporeo, psicologico, relazionale) trasformazioni talvolta accompagnate da ansia, paura, fatica, che la solitudine amplifica.
Il progetto “Intrecci Materni” si propone di dare sostegno alle mamme nel primo anno di vita del bambino, con un’attenzione specifica a madri che si trovano in situazione di fragilità socio-economica e/o familiare, madri straniere con problemi di integrazione e madri con figli disabili o con patologie di tipo medico.
Il progetto è promosso da tre realtà: l’Associazione L’Impronta, l’Istituto Don Calabria e la Cooperativa Via Libera impegnate da anni in servizi alla persona nel territorio sud di Milano.
Il progetto “Intrecci Materni” intende offrire diverse opportunità di incontro e di confronto con altre mamme, momenti di piacevole attività da vivere insieme ai propri bambini come corsi di acquaticità mamma-bambino, massaggio neonatale, attività di tempo per le famiglie.
Nelle situazioni in cui vi siano bisogni specifici, il Progetto, inoltre, offre percorsi di supporto individualizzati: consulenza psico-pedagogico, socio-assistenziale e sanitaria, assistenza domiciliare con personale specifico, mediazione culturale.
Il progetto Intrecci Materni è coordinato da due figure professionali, una pedagogista Daniela Frizzele e un’assistente sociale Simona Tonani e dalla responsabile del progetto, Chiara Guidolin.

COME CONTATTARCI:
SEDI:
Associazione Onlus L’Impronta, Via Boifava 31/b, Milano
Istituto Don Calabria Centro Peppino Vismara, Via dei Missaglia 117, Milano

RECAPITI TELEFONICI:
Dott.ssa Daniela Frizzele pedagogista clinica: 334-9016227
Dott.ssa Simona Tonani assistente sociale: 366-3530029
Uffici: 02-89504176
Telefonare dal Lunedì al Venerdì dalle 10.00 alle 15.00

AVVISO ai pellegrini di Lourdes del 31 maggio scorso

Si invitano i partecipanti al Pellegrinaggio parrocchiale a Lourdes del 31 maggio scorso, che abbiano scattato delle fotografie di farle cortesemente pervenire presso la Casa Parrocchiale.
A tal fine si consiglia di apporre sul retro di ciascuna foto un numero d’ordine ed il proprio nominativo. Le foto vanno inserite in una busta chiusa sulla quale è, anche qui, opportuno indicare il proprio nominativo.
Quanto sopra ha lo scopo di esaudire le richieste dei nostri pellegrini, volte ad ottenere una documentazione fotografica dell’esperienza vissuta in quei giorni.
Naturalmente, al termine dell’iniziativa, le fotografie prestate saranno restituite ai rispettivi cortesi proprietari.

La povertà è sempre più trasversale

Operai generici in cassa integrazione. Donne straniere che non riescono più a trovare un posto come badanti e colf nelle famiglie italiane. Piccoli artigiani e lavoratori dipendenti strozzati dai debiti. Sono queste le vittime della crisi economica secondo l’” Ottavo rapporto sulle povertà della Diocesi di Milano” presentato oggi mercoledì 30 settembre 2009, in via San Bernardino 4 a Milano durante il convegno “Crisi economica e crisi delle famiglie” organizzato da Caritas Ambrosiana.
La ricerca, realizzata dall’Osservatorio diocesano sulle povertà, si basa su un’analisi statistica del campione di famiglie che hanno chiesto aiuto nel corso del 2008 ai 59 centri di ascolto e ai servizi Caritas (15.809 persone) e su due approfondimenti dedicati a coloro che si sono rivolti al Fondo Famiglia Lavoro istituto dall’Arcivescovo (1.807 persone) e alla Fondazione San Bernardino (739 casi in tre anni in tutta la regione Lombardia).
Dall’analisi emergono profili diversi e problemi specifici.

I “poveri di lungo corso”
Gli utenti dei centri di ascolto nel 2008 sono per lo più donne (69%). Gli stranieri con il 74% prevalgono sugli italiani. L’età media è circa 40 anni (ma gli italiani sono generalmente più anziani). Il 46,5% ha raggiunto la licenza media inferiore o superiore. Poco più della metà (il 50,8%) è disoccupato. Tra gli occupati il 59% svolge attività di servizio alle persone presso i privati come colf e bandanti. I dati, dunque, confermano un identikit identico a quello degli anni precedenti. Vi sono tuttavia alcune novità che mostrano quanto la crisi economica abbia peggiorato le condizioni di questa fascia già debole della popolazione.
1) Aumentano le problematiche occupazionali che nel periodo gennaio-settembre 2008 si assestavano al 48,4% per salire al 50,8% negli ultimi tre mesi dello stesso anno, momento in cui la crisi è scoppiata. Ciò, tra l’altro, spinge a ritenere che proprio per effetto delle difficoltà del mercato del lavoro anche la pressione dei disoccupati sui centri di ascolto aumenterà nei prossimi mesi.
2) Rispetto al passato crescono in modo rilevante anche le problematiche legate al reddito, che passano dal 33,7% del 2007, al 40,5% del 2008.
3) Aumentano anche le richieste di beni materiali, soprattutto alimentari e vestiti (erano 23,9% nel 2007 sono il 28,9% nel 2008, quasi un terzo).
4) Mentre il numero delle persone che si sono rivolte ai centri di ascolto rimane pressoché identico (erano 15.901 nel 2007), aumentano i colloqui, i bisogni e le richieste. Il dato è segno della maggiore difficoltà degli utenti che non trovano risposta a problematiche più complesse e devono chiedere aiuto più volte e per periodi più lunghi.
5) Aumentano del 3% gli stranieri extracomunitari con regolare permesso di soggiorno, dunque quelli che più verosimilmente hanno intrapreso percorsi di integrazione. Il che fa supporre che i problemi derivati dalla crisi abbiano peggiorato le condizioni di coloro che avevano faticosamente raggiunto un livello di vita dignitoso, sospingendoli in una situazione di difficoltà estrema.
Infine un’indagine più specifica, condotta nel mese di giugno su alcuni centri di ascolto per meglio valutare gli effetti della crisi, conferma un generale aggravarsi della condizione di bisogno degli utenti: aumentano le segnalazioni di perdita di lavoro, cassa integrazione, riduzione dell’orario. Per sopperire al calo dei redditi, le persone cercano lavori integrativi. In particolare, alcune donne italiane si offrono come lavoratrici domestiche, mentre donne straniere che svolgevano l’attività di colf e badanti trovano più difficilmente impiego presso le famiglie italiane.

I “poveri per la prima volta”
Gli effetti della crisi, tuttavia, si possono misurare meglio tra i beneficiari del Fondo Famiglia e Lavoro, voluto dal cardinale Tettamanzi all’inizio dell’anno proprio allo scopo di aiutare le famiglie che perdono il lavoro.
Hanno fatto domanda al Fondo sia italiani che stranieri, in ugual misura. Gli uomini (73%) hanno prevalso sulle donne (27%). Circa quattro persone su dieci (il 36,5%) hanno un’età compresa tra i 41 e i 50 anni. La maggior parte delle persone è coniugata (il 66%) con uno o due figli (il 78,9%). Più delle metà è disoccupata e lavorava (il 61%) come operaio specializzato o generico, in genere nell’edilizia o nell’industria, i settori che paiono più colpiti. Poco più della metà (il 51%) ha debiti superiori o almeno pari al reddito complessivo che in genere non supera i 500 euro. Una situazione insostenibile se si tiene conto del fatto che solo il 25% vive in una casa popolare mentre il 43% paga canoni di affitto sul libero mercato.
Si tratta, dunque, per la maggior parte di famiglie del ceto medio-basso, che prima dell’ottobre 2008, erano già particolarmente vulnerabili e che la crisi ha fatto precipitare in condizioni di forte disagio.

I “senza rete e i “funamboli”

Appartengono a queste categorie le persone fortemente indebitate. Sono individui o famiglie che hanno fatto ricorso al credito o per fronteggiare il carovita che ha progressivamente eroso i loro risparmi e drasticamente diminuito le capacità di spesa (i “senza rete”) oppure sono individui e famiglie che hanno chiesto prestiti per sostenere livelli di consumo al di sopra delle loro effettive disponibilità economiche (i funamboli). Secondo i dati della Fondazione San Bernardino, voluta dai vescovi lombardi nel 2004 per prevenire fenomeni di usura, si tratta in entrambi i casi generalmente di uomini, di nazionalità italiana, coniugati, con un reddito medio del nucleo familiare di 1800 euro, di età compresa tra i 35 e i 59 anni e con un debito che può arrivare fino a 40mila euro. Costoro hanno manifestato difficoltà ben prima dell’esplodere della crisi economica. La crisi ha, tuttavia, peggiorato la loro situazione facendo saltare equilibri finanziari già instabili. Non a caso tra le cause d’indebitamento una delle più comuni, nel corso del 2008, è proprio la diminuzione delle entrate economiche che può dipendere o da una forte riduzione delle ore di lavoro, o addirittura dal fallimento dell’attività avviata in proprio.
«La ricerca dimostra che in questo momento di crisi la povertà diventa sempre più trasversale. Chi stava già male, in particolare gli stranieri, vedono peggiorare la loro condizione. Famiglie di ceto medio basso, che facevano fatica ma andavano avanti, non riescono più a sostenere i costi della vita quotidiana. Persino chi si sentiva garantito, ora deve fare i conti con crescenti difficoltà economiche – ha osservato don Roberto Davanzo direttore di Caritas Ambrosiana -. Proprio il riconoscimento di questa realtà dovrebbe sollecitare tutti a ricostruire un tessuto etico e valoriale condiviso, a rifiutare sia quel disprezzo dell’altro che si traduce in forme più o meno velate di razzismo, sia atteggiamenti di chiusura e di ripiegamento su noi stessi. La crisi può trasformasi paradossalmente in un’opportunità, se ci spingerà a rivedere i nostri stili di vita all’insegna della sobrietà».

Milano, 30 settembre 2009