19 febbraio 2010

“Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e grande nell’amore”

Carissime famiglie di San Barnaba,
anche quest’anno la Chiesa ci rivolge l’appello ad entrare con Gesù nel “deserto della Quaresima”, per essere pronti a cantare l’Alleluia della vita nuova nella prossima Pasqua.
Purtroppo i mesi che stiamo vivendo sono già carichi di “deserto sociale” a causa della crisi strisciante che sentiamo di più nelle pieghe delle nostre famiglie, soprattutto delle famiglie con minori e nella vita dei giovani che fanno fatica ad avere qualche possibilità per lanciarsi nel futuro. Forse questo “tempo forte” può aiutarci a lasciarci “guidare dallo Spirito che condusse Gesù nel deserto” per riscoprire il meglio di noi e del nostro vivere.
Con quale stile scegliamo di camminare in San Barnaba? Come può essere questa nostra Quaresima?
Carissimi, facciamo diventare i prossimi “40 giorni” tempo per lasciarci convertire, trasformare e trasfigurare dalla misericordia e dal perdono di Dio per vivere riconciliati e capaci di riconciliazione.
È una fortuna per noi poter ricevere la Tenerezza perdonante di Dio, ricoprendo soprattutto il Sacramento della Riconciliazione... e ci sarà una settimana intera per scegliere di celebrarlo con fede, con amore e con calma.
Vale anche la pena di essere Comunità che vive di misericordia, accrescendo in ognuno la voglia di perdonare (sarà poi Dio a renderci capaci di farlo!) e riconciliarci tra noi per vivere una vera fraternità cristiana. Soprattutto continuando a crescere in unità e in spirito di comunione con la Parrocchia Maria Madre della Chiesa (diventeremo Comunità Pastorale nel prossimo Settembre), a conoscerci meglio facendo passi di avvicinamento, a intensificare la collaborazione.
Si tratterà anche di imparare a mostrare e a donare misericordia, perdono e riconciliazione come singoli, in famiglia e verso le altre famiglie, come Comunità verso gli altri ambienti di aggregazione del nostro territorio.
Carissimi, ma come possiamo fare ad essere disponibili alla Grazia del Signore che vuole trasformarci così?
Cerco di coniugare per la nostra Quaresima lo slogan scelto dal nostro Arcivescovo per questo Anno Pastorale: fare meno, fare meglio, fare insieme.
FACCIAMO MENO…”il troppo storpia”! (lo pensavano anche i nonni!)
È un invito a vivere “l’essenzialità del deserto”, liberandoci soprattutto dall’attivismo che ci sfianca e che “uccide” anche i più bei sentimenti del cuore (è una “pandemia milanese”… e anche di alcuni cristiani impegnati nelle Parrocchie!). È un invito a digiunare in modo coraggioso e forte: digiuno della bocca (di cibo, ma anche di parole!), digiuno delle orecchie (telefonini, ipod…), digiuno degli occhi (palmare, computer, internet, TV…), digiuno delle mani (un po’ tutti soffriamo di “shopping compulsivo”!)…
FACCIAMO MEGLIO… “convertitevi e credete al Vangelo!” (Gesù)
Verrà anche ripetuto mentre ci verranno imposte le ceneri. È un invito a convertirsi a Gesù pregando meglio in ascolto del nostro Maestro e Signore; è un invito a gustare la Domenica come “giorno del Signore” (non solo Messa!) e ad approfittare dei momenti comunitari proposti (vedi le pagine seguenti); è in invito ad essere mariti/mogli/figli/genitori più amorevoli in famiglia; è un invito ad esercitare la propria professione in modo onesto e attivo, ad essere cittadini responsabili e decisi a migliorare il bene comune (saremo chiamati anche a votare).
FACCIAMO INSIEME… “sopra di tutto ci sia la carità” (san Paolo).
È l’invito più forte: fare insieme a Dio e secondo la sua volontà, unirsi alla Chiesa vivendo come Comunità “riconciliata e riconciliante”, essendo più presenti e attivi nella propria famiglia, più operosi verso il “prossimo” sia quello che ci chiede aiuto sia quello di cui noi ci facciamo vicino, senza dimenticare anche i nostri fratelli di Haiti a cui daremo una mano raccogliendo offerte per iniziative già presenti in quella martoriata penisola.
Perciò Buona Quaresima, carissime famiglie di San Barnaba.
Lasciamoci “attirare nel deserto” da Dio con disponibilità e coraggio. Già Jahwè invitava il popolo eletto d’Israele a fare questo per riscoprire la bellezza di sentirsi teneramente amati dal Lui “lento all’ira e grande nell’amore”. Tanto più sarà per noi cristiani momento di riscoperta della misericordia del Dio che si è manifestato e mostrato nel Crocifisso Gesù.
Fraternamente,
don Giorgio

Appuntamenti da Domenica 21 febbraio 2010

DOMENICA 21 febbraio
«I DOMENICA DI QUARESIMA»

Lettura del profeta Gioele (2,12b-18)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (9,24-27)
Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
«Domenica all’inizio di Quaresima»

Invito alla conversione con la benedizione e l’imposizione delle ceneri in tutte le sante Messe

I CONSIGLI PARROCCHIALI DEL DECANATO NAVIGLI SI INCONTRANO PRESSO LA PARROCCHIA S. MARIA DELLE GRAZIE AL NAVIGLIO PER STENDERE LA CARTA DI COMUNIONE PER LA MISSIONE

Lunedì 22 febbraio
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Martedì 23 febbraio
ore 21,00 «COME PIETRE VIVE: Cristo al centro della vita». Catechesi quaresimale tenuta dall’arcivescovo, card. Dionigi Tettamanzi, trasmessa da TELENOVA e da Radio Marconi (Mhz 94,8).

Mercoledì 24 febbraio
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: Festa dei Compleanni della TERZA ETÀ.
ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Informazioni e aiuto per la compilazione del modello ISEE per la Social Card.

Venerdì 26 febbraio
«Primo Venerdì di Quaresima»
Ø Oggi è giorno di digiuno e di astinenza ×

ore 8,00 in Chiesa: Via Crucis per i ragazzi delle Elementari.
ore 9,00 in Chiesa: Via Crucis.
I Sacerdoti sono a disposizione per la Riconciliazione personale dalle ore 17,00 alle ore 19,00
ore 18,30 in Oratorio: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).
ORE 21,00 IN CHIESA: CELEBRAZIONE QUARESIMALE: «Lo sguardo di Gesù nella passione secondo Marco».

Sabato 27 febbraio
ore 9,30 presso la Parrocchia Maria Madre della Chiesa: ROVETO ARDENTE. «Povertà, ricchezza, giustizia. La comunità cristiana al tempo della crisi».
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
I Sacerdoti sono a disposizione per la Riconciliazione personale dalle ore 17,00 alle ore 18,00

DOMENICA 28 febbraio
«II DOMENICA DI QUARESIMA»

Lettura del libro del Deuteronomio (6,4a;11,18-28)
Lettera di san Paolo apostolo ai Galati (6,1-10)
Vangelo secondo Giovanni (4,5-42)
«Domenica della Samaritana»

Gita sulla a neve a TORGNON (Valtournenche) degli Oratori di Maria Madre della Chiesa e di S. Barnaba

ore 10,30 in Chiesa: durante la S. Messa verranno celebrati i riti di Introduzione al Sacramento del Battesimo.

Lunedì 1 marzo
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.

Martedì 2 marzo
ore 21,00 «COME PIETRE VIVE: Convertirsi ogni giorno». Catechesi quaresimale tenuta dall’arcivescovo, card. Dionigi Tettamanzi, trasmessa da TELENOVA e da Radio Marconi (Mhz 94,8).

Mercoledì 3 marzo
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: TERZA ETÀ: Tombolata.

Giovedì 4 marzo
ore 21,00 presso la Parrocchia Ss. Pietro e Paolo ai Tre Ronchetti: Scuola della Parola per Giovani e 18/19nni.

Venerdì 5 marzo
ore 8,00 in Chiesa: Via Crucis per i ragazzi delle Elementari.
ore 9,00 in Chiesa: Via Crucis.
I Sacerdoti sono a disposizione per la Riconciliazione personale dalle ore 17,00 alle ore 19,00
ore 18,30 in Oratorio: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).
ORE 21,00 IN CHIESA: CELEBRAZIONE QUARESIMALE DELLA PAROLA: «L’abbraccio che fa rinascere» (Parabola del Padre Misericordioso nell’arte).

Sabato 6 marzo
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
I Sacerdoti sono a disposizione per la Riconciliazione personale
dalle ore 17,00 alle ore 18,00

DOMENICA 7 marzo
«III DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del libro del Deuteronomio (6,4a;18,9-22)
Lettera di san Paolo apostolo ai Romani (3,21-26)
Vangelo secondo Giovanni (8,31-59)
«Domenica di Abramo»

Ritiro spirituale degli Adolescenti del Decanato Navigli

ore 15,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana di ragazzi e genitori del CIC1.

PROPOSTE SPIRITUALI PER LA QUARESIMA 2010

IN PREGHIERA E IN ASCOLTO DELLA PAROLA DI DIO

- Celebrazione del Venerdì sera (in chiesa) -
Lo sguardo di Gesù nella passione secondo Marco
L’abbraccio che fa rinascere (Parabola del Padre Misericordioso nell’arte)
Viviamo il Miserere (Salmo 51)
Riconciliazione in forma comunitaria (Lc 23,26 - 56)
Santi testimoni della Misericordia

- Preghiera Comunitaria -
Via Crucis Adulti (ogni Venerdì ore 9.00 in chiesa)
Via Crucis CIC 4 (Venerdì 12 Marzo ore 18.30)
Via Crucis PreAdolescenti (Venerdì 12 Marzo ore 17.00)

- Ritiri spirituali -
Gruppo Pre-Adolescenti: Domenica 14 Marzo
Gruppo Adolescenti: Domenica 7 Marzo
Gruppo 18/19enni e Giovani: Sabato 20 e Domenica 21 Marzo

- Preghiera Ragazzi Classi Elementari -
Ogni Venerdì ore 8.00 - 8.15: Via Crucis

- Preghiera personale -
Sussidio per Giovani e Adulti “La Parola ogni giorno”

PER APPROFONDIRE LA FEDE - CATECHESI

Catechesi dell’Arcivescovo
nelle case (trasmesse su TeleNova) - Martedì sera (ore 21.00)

Catechesi giovani
Giovedì 4 Marzo: Scuola della Parola decanale, Catechesi 10-11 Marzo

Catechesi 18/19enni
Lunedì 22 Febbraio, 8 e 15 Marzo

Catechesi Adolescenti
Lunedì 22 Febbraio, 1 - 15 - 22 Marzo

Catechesi Pre-Adolescenti
Venerdì 26 Febbraio + 5 - 19 Marzo

Cammino di Iniziazione Cristiana
CIC 4 Venerdì 26 Febbraio + 5 - 19 Marzo
CIC 3 Sabato 27 Febbraio, 6 e 20 Marzo
Domenica 14 Marzo (ore 15.30): Domenica Insieme (genitori e figli)
CIC 2 Sabato 27 Febbraio, 6 e 20 Marzo
Domenica 14 Marzo (ore 10.30): Consegna del Vangelo (segue pranzo)
CIC 1 Domenica 7 Marzo (ore 15.30)

CONVERTIRSI AD UNA VITA NUOVA
> Intessere relazioni più profonde con famiglie che non si conoscono e sono nostro “prossimo”
> Leggere in modo critico l’informazione (giornali, internet, TV…)
> Formulare una “Regola di vita” familiare o personale
> Sacramento della Riconciliazione:
> Riconciliazione personale:
Venerdì ore 17,00 - 19,00
Sabato ore 17.00 - 18.00

SETTIMANA PENITENZIALE

In forma comunitaria
CIC 4: Venerdì 26 Marzo (ore 18.30)
PreAdolescenti: Venerdì 26 Marzo (ore 17.00)
Adolescenti/18enni: Lunedì 29 Marzo (ore 17.00)
Adulti/Giovani: Venerdì 19 Marzo (ore 21)
Terza Età: Mercoledì 17 Marzo (ore 15.00)

DIGIUNARE E FARE PENITENZA
Digiuno di cibo
(magro e digiuno): primo Venerdì di Quaresima
Sostenere uno stile di sobrietà in famiglia: eliminare cibi superflui (dolci, vino...)
Scegliere una forma personale di “moderazione” nell’uso di TV, mail, telefonate, internet, facebook, musica … per darsi alla preghiera, all’ascolto del Vangelo e di ottime letture
Usare il tempo in modo utile per sé e per gli altri

GIOCARSI CON CARITÀ
In famiglia: farsi carico di una situazione concreta/personale/familiare, magari persone malate o sole
Condividere i propri soldi: sosteniamo le iniziative in favore dei terremotati di Haiti

ULTIMISSIME DA HONG KONG

Caro Don Giorgio,

come stai? Spero che tu stia bene. Scusami tanto per non aver scritto una mail per ringraziarti per tutto quello che hai fatto per la nostra comunità'. Avevo ricevuto il soldo che ci avevi mandato attraverso la banca. Però non potevo mandarti una mail perché avevo qualche problema con il visto per andare in Cina. Come ti avevo detto che andavo ogni tanto con un gruppo dei giovani in Cina per aiutare i bambini disabili. L'ultima volta, quando ero lì, ho celebrato la messa insieme con i bambini: era vietato secondo la regola della Cina. Hanno scoperto questo e ho avuto dei problemi con il visto. Avevo paura che non mi lasciavano più entrare, però con la grazia di Dio ho potuto andare ancora la settimana scorsa. Chiedo a voi di pregare per la Cina e per la nostra comunità. Tutto il resto va molto bene. Ti ringrazio per tutto. Volevo dirti che finalmente riuscirò a venire in Italia alla fine di Maggio per un mese dopo 6 anni. Verrò a trovarti e con-celebrare una messa con te. Sarò contento di rivedere te e tutti i nostri amici di Gratosoglio. Volevo ringraziare tutta la comunità e allora ho scritto qualcosa per loro.

Cari amici di San Barnaba,

Come state? Spero che state bene. Da tanto tempo che volevo scrivere una lettera a tutti voi. Scusatemi tanto per il ritardo. Spesso mi trovo da solo in parrocchia perché il prete che lavora con me è molto impegnato in diocesi con altri incarichi e poi vado spesso in Cina con un gruppo dei giovani per aiutare i bambini disabili.

Come sapete già, sono partito per Hong Kong (Cina) sei anni fa’. Ho dedicato due anni per imparare la lingua. Adesso lavoro come coadiutore nella parrocchia di San Tommaso Apostolo da tre anni. Per dire la verità faccio ancora fatica a capire questa lingua e penso che questa fatica rimarrà per tutta la vita. Spesso quando faccio le riunioni con i parrocchiani il mio cervello si spegneva dopo dieci-quindici minuti, affaticato dallo sforzo di concentrazione massima per riuscire a capire quello che si diceva. Allora mi ricordo qualcuno di voi che mi prendeva in giro per il mio Italiano quando ero con voi. Queste sono la esperienze dei missionari che sono qua da tanti anni. Questo mi dà qualche consolazione. Per me è una grande fatica uscire a mangiare con i parrocchiani, pensando che devo parlare cinese con loro. Alla fine torno a casa col mal di testa, dopo aver parlato cinese durante il pasto. Dopo cinque anni riesco a comunicare in cinese senza farmi venire molto il mal di testa.

I battezzati sono circa sette mila e la presenza alle messe domenicali sono più o meno 1500 persone. La mia parrocchia sta in una isola che si chiama Tsing Yi, ha quasi 150 mila abitanti. Pensate voi quanta gente c’è ancora che non ha possibilità di conoscere Gesù.

Sono arrivato a Hong Kong dopo il suo ritorno alla Cina nel 1999, ma la situazione non è cambiata tantissimo. C’è la Basic Law (n.d.r.: Legge fondamentale di Hong Kong), che garantisce all’ex Colonia Britannica, ancora per cinquanta’anni, una certa autonomia dalla Cina. Autonomia che, però, sta venendo progressivamente meno in alcuni settori, in particolare quello politico, dove sulle questioni che dispiacciono al governo cinese cala un velo di censura. Dal punto di vista della libertà religiosa, a Hong Kong non ci sono problemi, ma se un sacerdote vuole andare in Cina deve rilasciare una dichiarazione firmata di non fare opera missionaria. Io che non ho obbedito per una volta, ho dovuto affrontare la conseguenza.

A Hong Kong, dove le parrocchie sono molto organizzate e ci sono tantissimi incontri, gruppi, associazioni che si occupano di vari aspetti. Il lavoro non manca. Il mio compito consiste non solo nel coordinare la vita pastorale, ma anche nel dare uno slancio missionario, di annuncio. Cerchiamo di essere presenti in alcuni punti di ritrovo, per le strade, nei centri commerciali, la palestra (dove vado a fare palestra e anche per incontrare i giovani) presentando le varie iniziative della parrocchia.

Hong Kong è un fazzoletto di terra, ma ha sette milioni di abitanti, con un’altissima densità di popolazione. È gente molto impegnata e per questo gli incontri della parrocchia sono alle 20.30. Eppure c’è sempre chi partecipa, magari portandosi dietro un panino, perché arriva direttamente dal lavoro. Un bell’esempio per tutti noi.

Prendo quest’occasione per ringraziarvi per la grande generosità; voi avete fatto per la mia comunità, per la casa dei anziani, per i bambini disabili della Cina, e per i poveri delle Filippine. Grazie per la vostra fiducia. Ho tanto voglia di vedervi. Sono quasi sicuro di venire in Italia alla fine di Maggio di quest’Anno e sarò in Italia per un mese.

Ci vediamo presto
Vi voglio bene.
P.Jomon Varghese Pime.


Vi mando qualche foto della casa degli anziani in Cina e dei bambini filippini. Grazie al vostro aiuto i bambini hanno potuto andare in scuola con nuovi vestiti per capodanno.

Don Giorgio, Se qualcuno dei nostri parrocchiani vuole adottare qualche bambino a distanza, mi fai sapere per favore.

I passi nella fede ABRAMO

CATECHESI PER ADULTI
Secondo incontro (Genesi 18,1-33)

Giovedì 18 febbraio presso il Centro Parrocchiale si è tenuto il secondo incontro di quest’anno di Catechesi degli “over 50”. Riportiamo, qui di seguito, il testo della relazione introduttiva.

ABRAMO
L’OSPITALITÀ. L’INTERCESSIONE

L’OSPITALITÀ
Il cap. 18 si apre con l’improvvisa visita di Dio: “Il Signore (IHWH) apparve a lui alle Querce di Mamre” (Gen 18,1). Questo versetto, una sorta di riassunto dell’intero racconto, è indirizzato al lettore, il quale fin dall’inizio è avvertito: Abramo sta per essere visitato dal Signore stesso attraverso un’apparizione. Egli sta probabilmente sonnecchiando nell’ora della siesta, sotto i morsi della calura: questo pare suggerire il testo, quasi a indicare l’ora in cui si tralascia il lavoro e ci si riposa, l’ora non adatta per l’ospitalità, il tempo in cui accogliere qualcuno risulta un disturbo. Ma ancor più significativo è il sostare di Abramo sulla soglia della sua tenda, in quella posizione che guarda fuori e contemporaneamente custodisce l’interno, sulla linea che segna il confine tra vita intima e vita pubblica.

Cosa vede Abramo
Egli alza gli occhi e vede tre uomini davanti a sé. Pare sorpreso da quella presenza, senza preavviso: i tre non stanno giungendo, ma sono là davanti a lui, come se non si fosse accorto del loro avvicinarsi. Sono tre uomini, tre stranieri che non appartengono alla sua carovana né a quella di Lot; eppure il suo stare sulla soglia gli ha concesso di rimanere aperto alla imprevedibilità della loro visita.

Osserva e ascolta il loro silenzio
Egli, innanzitutto, discerne nei tre uomini in piedi, tre stranieri che “bussano”, in attesa nei pressi della sua tenda e tacciono, come tacciono sovente gli stranieri, i quali non sanno o non osano chiedere, e sono costretti a comunicare con il silenzio, linguaggio difficile da cogliere e decifrare.
Abramo sa anche ascoltare il silenzio dei suoi ospiti inaspettati, sa che l’uomo è parola e silenzio, parola dal e nel silenzio. Il padre dei credenti è infatti mosso interiormente dalla forza che abita chi è capace di ascoltare la voce che viene da fuori; lui che per primo ha ascoltato la voce di Dio che gli diceva: «Vattene dalla tua terra» (Gen 12,1), ora sa ascoltare anche questo silenzio eloquente. Chi è abituato ad accogliere la Parola dall’Altro, è condotto anche ad accogliere l’appello che viene dall’altro uomo, sia esso espresso verbalmente oppure no.

Prende l’iniziativa
Tocca ad Abramo prendere l’iniziativa, muovere il primo passo, agire concretamente. Ma tutto ciò che compie e dice non è che una conseguenza del suo ascolto così come tutti i suoi gesti ci raccontano la capacità di ospitalità di Abramo: non chiede i nomi dei suoi ospiti, né vuole sapere da dove vengano e cosa desiderino (oggi non gli chiederebbe se siano o meno in possesso del permesso di soggiorno), ma, pur ignorando la loro identità, si fa prossimo ai tre stranieri (cfr. Lc 10,36), corre loro incontro, si prostra a terra davanti a loro, invitandoli, o meglio supplicandoli, di fargli il dono di essere suoi ospiti (cfr. Gen 18,2-3). I tre sono di fatto accolti da Abramo come “ben-venuti”, cioè venuti nella bontà, e dunque riconosciuti quali portatori di bene e meritevoli di bene. In tal modo egli si “sotto-mette”, inchinandosi fino a terra, e, dopo aver reso onore a questi sconosciuti, solo a questo punto rivolge loro la parola.

Abramo si fa servo
“Mio Signore, se ho trovato grazia ai tuoi occhi, non passare oltre senza fermarti dal tuo servo” (Gen 18,3).
Abramo non sa chi sono i tre stranieri, eppure li chiama “Signore” e si definisce “servo”.
Chi si è presentato in silenzio per chiedere ospitalità – gli stranieri - è fatto emergere, è riconosciuto come non-estraneo, non-nemico: resta uno sconosciuto, ma è un uomo, una persona, una ricchezza, una “benedizione” per chi lo riceve e si pone al suo servizio! In queste parole di Abramo, vi è dunque l’essenza dell'ospitalità: che è un servizio, ed è autentica solo quando chi la esercita riesce a farsi servo dell’altro, a trattarlo come suo signore, come il Signore.

Riconosce nello straniero: un dono, una grazia
“... se ho trovato grazia ai tuoi occhi” (Gen 18,3)
Come in atteggiamento di venerazione Abramo cerca di avere, trovare grazia nei suoi confronti dai suoi ospiti, e presuppone quella condizione per cui l’altro ci cerca, ci guarda, si interessa a noi. Abramo interroga così gli occhi dei tre uomini, quasi facendosi mendicante di un loro sguardo, chiedendo un segno gratuito, un cenno che esprima l’accettazione del suo servizio.
Lo straniero, lo sconosciuto, il “nuovo” è un dono e una grazia, e se acconsente all’ospitalità diventa lui stesso soggetto di un’azione, di una benedizione che offre a chi lo ospita.

Avanza un’offerta
A questo punto, Abramo nel massimo rispetto e con accattivante discrezione, avanza un’offerta semplice e sobria, che non vuole condizionare né sedurre chi non ha ancora risposto all’invito: un po' d’acqua, la lavanda dei piedi, un boccone di pane, l’ombra delle querce (cfr. Gen 18,4-5).
Abramo, appunto perché si riconosce bisognoso degli stranieri come “una grazia e un dono”, ora è in grado di avvertire il bisogno di quei viandanti e fa nel contempo, una proposta che non mira a confondere l’ospite, bensì a metterlo a suo agio, a consentirgli di “rinfrancare il suo cuore”; è come se Abramo dicesse: “Non temete di disturbarmi, vi offro quello che ho, condividiamolo nella semplicità!”. Un po’ al singolare e un po’ al plurale.

Gli stranieri parlano
Finalmente anche i tre stranieri parlano: “Fa’ pure come hai detto” (Gen 18,5). Poche parole, per esprimere il gradimento, l’”amen” degli ospiti al saluto e all’invito di Abramo. Niente di più, ma è l’essenziale, anche se i tre sconosciuti continuano a rimanere tali per Abramo.

Le premure di Abramo
Abramo è premuroso, accogliente, indaffarato, come Marta. Fermiamoci un attimo a pensare. Il racconto fa presto, ma immaginiamo quanto tempo ci vuole, dal momento che si prende un vitello nella stalla a quando lo si serve cucinato; e nell’ora più calda del giorno Sara a impastare tre staia di farina! Sono un mezzo quintale: c’è da far focacce per un esercito! L’insieme è volutamente ridondante, è un racconto da orientale, il narratore vuole mettere in giusta evidenza il grande spirito di accoglienza di Abramo.

L’ennesima promessa di un figlio
Terminato il pranzo, i tre chiedono di Sara. Poi il Signore promette che al suo ritorno (continua il gioco plurale/singolare e viceversa, ma l’attore è sempre il Signore) fra un anno Sara avrà un figlio.
Occorre sottolineare che questa è l’ultima delle diverse promesse fatte dal Signore sull’argomento, perché, finalmente in questa circostanza viene fissato un termine preciso. I tempi del Signore non sono i nostri e viceversa!

L’INTERCESSIONE
Con un linguaggio molto umano il narratore presenta addirittura un soliloquio di Dio, un pensiero che il Signore custodisce dentro. Come faccia a saperlo il narratore non si sa, probabilmente lo inventa con la sua abilità narrativa. Il Signore, allontanandosi da Abramo, pensa: glielo dico o non glielo dico che sto andando a distruggere Sodoma? Mah! Visto che è mio amico è bene che glielo dica, e allora glielo dirò. E avendo preso la decisione il Signore rivela ad Abramo il suo intento punitivo.

La questione della giustizia
Abramo solleva la questione della giustizia: come è possibile che i giusti siano puniti insieme ai peccatori? Dio che è giusto non può commettere una simile ingiustizia. Il narratore non vuole presentare Abramo più giusto di Dio, ma vuole mettere in scena un dialogo fra amici; non siamo ad un livello elevato di moralità e di teologia, ma siamo di fronte a una scena narrativa piacevole. Abramo è l’amico di Dio e il narratore mette in scena un autentico dialogo di contratto orientale. Qui abbiamo una scena di contratto in campo teologico. Abramo comincia a chiedere la salvezza; se ci sono 50 giusti, bisogna salvarli, non si possono distruggere assieme agli altri. E così continua la trattativa con il Signore (che accetta di trattare) fino ad arrivare a 10 giusti. A questo punto la trattativa inspiegabilmente si interrompe.
L’episodio è raccontato con gusto e finezza. Abramo parla al Signore con l’eloquenza orientale un po’ retorica. Ma non dobbiamo fare delle grandi teologie o astrarre da questo episodio dei grandi principi etici; la bellezza è il racconto nei suoi particolari ed è la scena in sé dell’amico di Dio che intercede a favore degli altri: è un Abramo che prega per gli altri, che sono stranieri e delinquenti per giunta.
Il grande messaggio che soggiace al testo è che non c’è nessun giusto. L’unico giusto è il Cristo che prende su di sé il peccato degli altri e il solo giusto muore vittima del peccato altrui. Non abbiamo da contrattare niente con Dio, non andiamo a cercare di guadagnare qualche cosa, di strappare a lui qualche concessione in virtù dei nostri meriti.

INIZIATIVA CARITATIVA QUARESIMALE

AIUTIAMO L’AVSI DI HAITI

La Fondazione AVSI è una organizzazione non governativa, ONLUS, nata nel 1972 e impegnata con oltre 120 progetti di cooperazione allo sviluppo in 37 paesi del mondo di Africa, America Latina e Caraibi, Est Europa, Medio Oriente, Asia.
AVSI opera nei settori dell'educazione, sanità, igiene, cura dell'infanzia in condizioni di disagio, formazione professionale, sviluppo urbano, sicurezza alimentare, agricoltura, ambiente, micro-imprenditorialità e aiuto umanitario di emergenza, nel solco dell’insegnamento della Dottrina Sociale Cattolica.

14 febbraio, Port-au-Prince, Haiti

In questi giorni abbiamo celebrato un mese dal terremoto con una messa presso la struttura dei missionari Scalabriniani, dove è sepolto il vescovo Miot. È sempre stato un luogo di riferimento per la zona e lo ancor di più in questo momento.

Chiara, il nostro medico, è sempre lì, assieme ad altre persone tra cui l'amica suor Marcella. Padre Bepi è molto paterno e accogliente, apre le porte a tutti, ed è un'istituzione qui a Port au Prince. È stata un'occasione per ritrovarci e per pregare per le persone che hanno perso la vita in questo disastro.

Le giornate sono molto frenetiche. Ci siamo dedicati al montaggio delle tende della protezione civile italiana. Simone dice che non è mai stato cosi bruciato dal sole (e pensare che è siciliano!). Qualche piovasco ha gettato il panico e questa è la priorità. Un luogo dove stare e ripararsi.

Il problema dell'acqua è diventato durissimo cosi abbiamo chiesto aiuto al nostro collega Andrea Fabiani che è venuto da Les Cayes, l'altro polo di Avsi, per aiutarci con il depuratore che ci ha dato la protezione civile: la situazione dell'acqua era infatti tale da renderlo inutilizzabile. Così l'intervento di Andrea, che a Les cayes sta seguendo il ripristino di un acquedotto, insieme ai volontari ha fatto sì che da qualche giorno ci siano 7.500 litri di acqua al giorno per le circa 1.200 persone del campo.

Ieri mattina abbiamo registrato una neonata: è nata nella sua tenda di stracci, due metri per due, dove vivono anche mamma, papà, zia e 4 fratellini. Oggi abbiamo potuto a tempo record assegnare loro una tenda nuova ed è stata una vera festa.
Dopodiché abbiamo portato le prime 5 tende al campo Parc Bobi. Anche qui grandi feste! È un campo molto grande, precario, cui nessuno si dedicava ... finché siamo arrivati noi ... Così, vedendo che le attività hanno impatto e danno risultati, il medico dei pompieri spagnoli ha deciso di prolungare la sua missione di dieci giorni per restare a darci una mano: da lunedì verrà sul terreno con noi e Chiara avrà un altro aiuto per i nostri ambulatori.
Ci sentiamo presi tra un profondo desiderio di un po' di pace, e una frenesia che ti spinge a non fermarti di fronte all'infinito bisogno. Che sta sbucando anche ora dietro l'angolo. Dobbiamo preparare la richiesta dei farmaci e dei cibi terapeutici per i bambini denutriti. E così devo salutarvi e tornare al lavoro!


Fiammetta Cappellini (Responsabile AVSI ad Haiti)

BIELORUSSIA LONTANA,MA SEMPRE NEL CUORE

Lettera di accompagnamento del contributo

Carissimi,
vi informo che per la vendita dei libri della scorsa domenica è stato raccolta la cifra di € 763,20 di cui:
€ 463,20 per la vendita dei libri usati;
€ 300,00 contributo della Parrocchia San Barnaba in Gratosoglio (parte delle offerte nella Domenica XXXII Giornata per la Vita).

Penso di interpretare il pensiero di Emanuela e Valeria, che hanno proposto e realizzato questa iniziativa prodigandosi con competenza e tenacia, dicendo che siamo molto contenti, non tanto del ricavato che andrà a favore dell’Associazione Famiglie Insieme per il progetto di accoglienza dei bambini bielorussi, ma soprattutto della partecipazione ed attenzione con cui questa semplice iniziativa è stata accolta da chi ha partecipato alle celebrazioni delle Messe domenicali in San Barnaba e ai momenti di sensibilizzazione sui temi del rispetto della vita al pomeriggio nell’oratorio. Abbiamo dato informazioni a molte persone che hanno dimostrato interesse ad accogliere un bimbo bielorusso magari il prossimo anno.

Lettera dell’Associazione Famiglie Insieme

Carissimi,
vi ringrazio a nome dell'Ass. Famiglie Insieme per quanto avete fatto, e in primo luogo per lo spirito che ci avete messo: è esattamente lo spirito con il quale noi dell'Associazione Famiglie Insieme cerchiamo di fare le cose, cioè "insieme" e guardando all'orizzonte della generosità, dell'accoglienza, della solidarietà verso tutti.

Poiché una delle finalità dell'Associazione è allargare il più possibile questo orizzonte, non a parole ma a partire da chi ci è più vicino (le famiglie, la gente del nostro quartiere), credo che la vostra iniziativa, il vostro slancio, la vostra amicizia ci dicono che siamo sulla strada giusta.

Un grazie anche a don Giorgio che ha messo la sua Parrocchia e la sua chiesa a disposizione di un'iniziativa dei suoi laici, partita per giunta da un'altra parrocchia: nei fatti, non è questo lo spirito che stiamo cercando di costruire nel nostro Decanato? perciò giro la mail anche a don Giuseppe,il nostro decano.

Infine grazie anche per il sostegno economico all'accoglienza dei 23+11 bambini bielorussi che ospiteremo fra qualche settimana. Servirà a sostenere le famiglie che accolgono un bambino senza poter "pagare" (in parte o del tutto) il costo del viaggio.

Quando la solidarietà tocca anche il portafoglio ... ha fatto un giro completo.

Grazie ancora!

Paolo Di Sacco

05 febbraio 2010

Appuntamenti da Domenica 7 febbraio 2010

DOMENICA 7 febbraio
«PENULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA»
Lettura del profeta Daniele(9,15-19)
Prima lettera di san Paolo apostolo a Timoteo (1,12-17)
Vangelo secondo Marco (2,13-17)
«GIORNATA IN DIFESA DELLA VITA»

ore 15,00 in Chiesa: Cammino di Iniziazione Cristiana di ragazzi e genitori del CIC1.
dalle ore 15,00 in Salone: Preparazione Carro di Carnevale.

Lunedì 8 febbraio «S. Gerolamo Emiliani»
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Mercoledì 10 febbraio «S. Scolastica, vergine»
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro di Formazione dei Ministri Liturgici.

Giovedì 11 febbraio «Beata Maria Vergine di Lourdes»
Ore 15.00 in chiesa: Eucarestia con gli ammalati
in stile Lourdes, verrà organizzato il trasporto per i malati in difficoltà

ore 18,00 in Chiesa: Celebrazione dei Vespri e Adorazione Eucaristica.

Venerdì 12 febbraio
ore 18,30 in Oratorio: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC4.
ore 20,30 in Oratorio: Incontro dei Pre-Adolescenti (2a e 3a media).

Sabato 13 febbraio
ore 10,30 presso il Centro P. Vismara: «REGALIAMOCI UNO STOP.». Incontro decanale di spiritualità biblica “TORNIAMO AL VANGELO”. Padre Diego Arfani, parroco di Maria Madre della Chiesa, animerà l’incontro sul tema “La potenza taumaturgica di Gesù” (Lc 17,11-19).
ore 10,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
ore 14,30 presso il Centro Parrocchiale: Cammino di Iniziazione Cristiana dei ragazzi del CIC2 e del CIC3.
dalle ore 15,00 in Salone: Preparazione Carro di Carnevale.

DOMENICA 14 febbraio
«ULTIMA DOMENICA DOPO L’EPIFANIA»
detta del “perdono”
Lettura del libro del Siracide (18,11-14)
Seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (2,5-11)
Vangelo secondo Luca (19,1-10)
«GIORNATA DIOCESANA DELLA SOLIDARIETÀ»

dalle ore 15,00 in Salone: Preparazione Carro di Carnevale.

Al mattino in fondo alla Chiesa: vendita di prodotti del Commercio Equo e Solidale.

Lunedì 15 febbraio
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro degli Adolescenti.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro dei 18/19nni.

Mercoledì 17 febbraio
ore 15,00 presso il Centro Parrocchiale: Festa di Carnevale della TERZA ETÀ.
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro GIOVANI 1

Giovedì 18 febbraio «s. Patrizio, vescovo»
ore 19,15 presso il Centro Parrocchiale: Catechesi per Adulti (over 50).
ore 21,00 sotto la Casa Parrocchiale: Catechesi per Adulti (under 50).
ore 21,00 presso il Centro Parrocchiale: Incontro GIOVANI 2.

DOMENICA 21 febbraio
«I DOMENICA DI QUARESIMA»
Lettura del profeta Gioele (2,12b-18)
Prima lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi (9,24-27)
Vangelo secondo Matteo (4,1-11)
«Domenica all’inizio di Quaresima»

XXIX GIORNATA DELLA SOLIDARIETÀ 13 - 14 febbraio 2010

Il lavoro: vocazione di ogni persona nel mondo

...
4. DA CREDENTI … NEL LUOGO DI LAVORO
❍ Il lavoro è dignità, anche se è faticoso. Dio mi ha innalzato al livello di continuatore e di custode del suo lavoro (Gen2,15). Così mi ha offerto intelligenza, il gusto della ricerca, la volontà di operare, di imparare e quindi di acquisire competenza.
❍ Il lavoro è un servizio. Mentre guadagno per una mia autonomia e per la mia famiglia, si sviluppa il senso del lavoro come vocazione di ogni persona adulta nel mondo, perché tutti possano accedere ai beni della creazione necessari all’umanità, beni che Dio ha disseminato nel mondo, sul territorio.
❍ Il lavoro è collaborazione. Non è possibile lo sviluppo se non si mettono insieme competenze, capacità, genialità, attenzioni.
❍ Il lavoro vuole giustizia. Una realtà che cresca ha bisogno del rispetto della dignità e delle esigenze di ciascuno affinché ogni persona si senta valorizzata.
❍ Il lavoro vuole legalità. Per vivere della giustizia, ognuno deve seguire le leggi del proprio paese, o se errate, democraticamente ci si impegna a cambiarle e a farle rispettare.
Nel rispetto della legge è possibile costruire un rapporto di pace.
❍ Il lavoro è un diritto per tutti. “La dignità della persona e le esigenze della giustizia richiedono che, soprattutto oggi, le scelte economiche non facciano aumentare in modo eccessivo e moralmente inaccettabile le differenze di ricchezza e che si continui a perseguire quale priorità l’obiettivo dell’accesso al lavoro o del suo mantenimento, per tutti” (CV 32).
❍ Il lavoro è un dono. Non lo si ricorda molto. Ma ogni lavoro fatto bene, al di là del costo che può essere corretto o scorretto (e quindi ingiusto), ogni lavoro, ove ci si metta con responsabilità dando il meglio di sé, non può essere pagato dal danaro che è una cosa e che comunque viene dato secondo contratti o convenzioni. Il lavoro non è una merce, e nessuna merce può pagare il lavoro.
❍ Il lavoro è un dono ereditato. Senza ricordarlo mai, noi viviamo una vita che è stata costruita da altri: case, strade, invenzioni, energia, libri, pittura, macchine, aziende, comodità, acqua in casa, ecc. Noi non paghiamo brevetti, capolavori, progetti di case già costruite o di chiese o cinema o municipi. Usiamo, trasformiamo, abitiamo.
❍ Il nostro lavoro sarà lasciato come dono a coloro che verranno dopo di noi e sarà gratuito. Se sarà fatto bene non ci ringrazieranno perché non ricorderanno, ma noi li abbiamo aiutati. Ma quale mondo lasceremo se il lavoro, che si sviluppa oggi, sta sfruttando anche le risorse non rinnovabili? Se lasceremo solo inquinamento e colline di immondizie, ci malediranno e il nostro lavoro li penalizzerà.

5. LA PARROCCHIA EDUCA ALLA SOBRIETÀ, ALLA SOLIDARIETÀ E AI NUOVI STILI DI VITA
Si stanno riscoprendo dei gravi guasti che la nostra società ha sviluppato nelle scelte quotidiane.
Che cosa fare, allora, come cristiani?
– di fronte al consumismo, che depaupera il mondo ingoiando materie prime che sono sempre meno rinnovabili o in fase di estinzione, bisogna rivedere i consumi, non dimenticando i poveri;
– di fronte al lusso e allo spreco siamo impegnati ad un nuovo criterio di vita nella sobrietà, scoprendo l’essenziale, non sprecando e purificando la terra;
– di fronte all’incapacità a saper accogliere i disperati, ci impegniamo a rendere possibili, per una legislazione attenta e corretta, orizzonti allargati di vita e di dignità, trovando lavoro, spiegando culture, introducendoli nella società;
– di fronte all’isolamento dei giovani, vanno offerte loro, anche se in piccoli gruppi, possibilità operose di protagonismo e di conoscenza, sapendo guardare il futuro con fiducia, e mettendo a loro disposizione le strutture esistenti;
– di fronte al silenzio sulle realtà marginali si aprano gli occhi sulla vita reale della gente;
– di fronte al moderatismo come acquiescenza rispetto ai problemi dei più deboli, bisogna indignarci, incominciando a progettare novità;
– di fronte all’operare senza coordinamento, ci si deve accorgere della banalità e della povertà dei risultati, obbligandoci a non far mancare migliori possibilità che nascerebbero dal lavoro in rete;
– di fronte al lavoro come merce si aprano gli occhi sull’inopportunità di pensare che il lavoro sia soltanto fonte di guadagno per se stessi o unicamente fattore di produzione, che strumentalizza e impedisce il pieno riconoscimento della dignità di chi lavora. La presenza di persone mature ci può condurre a scoprire la dignità e la libertà di un lavoro dove mettiamo intelligenza, competenza, capacità (dove è possibile), ma almeno speranza e solidarietà dove la banalità ci schiaccia. E così impariamo a superare l’ambiguità e la mostruosità della degradazione.
– di fronte alle sovvenzioni che vengono erogate “con denaro pubblico”, scoraggiamo chi vuole approfittare senza un serio progetto utile. Qualche volta, addirittura, bisogna rifiutarle (qui si parla di sovvenzioni lecite). E diciamolo con chiarezza. “Non si approfitta del danaro pubblico”.

(testo stralciato dal documento elaborato dalla Pastorale Diocesana del Lavoro)

CARTA ACQUISTI - SOCIAL CARD

Si ricorda ai titolari di Carta Acquisti, che la validità del modello ISEE presentato per il rilascio della carta è di un anno. Si consiglia controllare la data di emissione o di richiesta, e inviare alla sede INPS un nuovo modello ISEE con i redditi aggiornati per non far sospendere i benefici.

Il 10 e il 24 febbraio dalle 15,30, presso il Centro Parrocchiale, Informazioni e aiuto alla compilazione del modello ISEE

Portare il vecchio modello ISEE, il 730/2009 o il CUD 2009

CATECHESI PER ADULTI

Primo incontro (Genesi 11,27-12,9)

ABRAMO
I passi nella fede

Giovedì 28 gennaio presso il Centro Parrocchiale si è tenuto il primo incontro di quest’anno di Catechesi degli “over 50”. Riportiamo, qui di seguito, il testo della relazione introduttiva, come richiesto da più partecipanti.


ABRAMO, LA CHIAMATA E LA PROMESSA

Quest’anno, come ben sapete, abbiamo la grazia di ragionare, di meditare soffermandoci sulla persona di Abramo, personaggio fondamentale per Israele (Jhwh stesso ama presentarsi come Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe), egli era il “padre” che assicurava l’unità di tutto il popolo. Gesù non ne nega la paternità anzi afferma che per essere veri figli di Abramo non basta vantare la discendenza di sangue, ma bisogna compiere le sue opere, obbedendo a Dio.
Nell’incontro del 29 ottobre 2009, mediante la proiezione di numerose slides, abbiamo cercato di capire come va interpretato tutto il libro della Genesi. Come esso, più che un libro storico, debba essere ritenuto la narrazione di una storia “teologica”. Il narratore finale di queste pagine compose il racconto attorno al VII-VI secolo a.C. facendo riferimento ad antiche tradizioni orali popolari conservate nel tempo. Egli parte da Dio (il protagonista è sempre Dio) per svelarci il suo agire e i suoi progetti sull’umanità e ci rivela il cuore di colui che è stato definito l’”amico di Dio” e il “nostro padre nella fede”.
Confidiamo sul fatto che tutti abbiamo letto, sul testo che ci è stato consegnato, l’introduzione e il primo capitolo, per passare direttamente ai temi suggeriti in Genesi 11, 27 – 12,9.
Dopo una sintetica descrizione della vicenda personale (solo nomi e spostamenti), entriamo immediatamente nel vivo della parola di Dio. Nei versetti di Genesi 12, 1-9 vogliamo evidenziare in particolare tre momenti dell’azione di Dio in dialogo con Abramo così sintetizzati:
LA CHIAMATA DEL SIGNORE.
LA RISPOSTA DI ABRAMO.
LA PROMESSA DEL SIGNORE.
La chiamata del Signore. Perché Dio ha deciso di rivolgersi proprio ad Abramo? Non vi è risposta. L’intervento di Dio non è la risposta a un merito, né il riconoscimento di una particolare virtù. L’uomo non ha nessun titolo personale per essere chiamato. Spesso i protagonisti della storia di Dio, compreso Abramo, sono uomini come tutti, con lati positivi e con le loro debolezze. Il divino si inserisce nella storia di uomini veri, uomini come altri. La chiamata di Dio non è mai la chiamata ad un privilegio, a una salvezza per se stessi, ma sempre per un servizio e per una responsabilità nei confronti di tutta l’umanità.
Il Signore disse ad Abram: “Vattene dalla tua terra, dalla tua parentela e dalla casa di tuo padre, verso la terra che io ti indicherò”.
La chiamata divina è gratuita, ma esigente. Essa chiama ad un servizio che presuppone la separazione da tutto ciò che lega Abramo alla sua vita precedente.
Il Signore accompagnò l’ordine di partire con la promessa/garanzia di fare di lui una grande nazione, di benedire lui e tutte le famiglie della terra.

La risposta di Abramo. “ Allora Abram partì, come gli aveva ordinato il Signore”. In alcuni racconti biblici di chiamata l’uomo risponde dopo aver esitato o dopo aver posto domande: così la chiamata di Mosè, di Geremia e di altri. La Bibbia riconosce a colui che viene chiamato da Dio il diritto di esitare e di interrogare. Ma nella chiamata di Abramo nulla di tutto questo: Abramo non esita né pone domande. Semplicemente parte. Abramo è chiamato a un cambiamento di esistenza, a una conversione radicale senza nostalgie, abbandonando tutte quelle sicurezze che sono racchiuse nel presente già noto (la terra, la casa, i parenti) per andare verso un futuro la cui unica garanzia è la parola del Signore. Tutto questo è la fede: vivere non più un progetto teso nello sforzo di conservare ciò che già si possiede, ma un progetto proteso in avanti, giocato completamente su un futuro che ancora non si possiede.
Dio, quando da un ordine, tiene sempre nascosto qualcosa. Infatti il paese verso cui Abramo è invitato ad andare non è subito nominato (”che io ti indicherò”). Prima l’imperativo (“Vattene!”) e poi la promessa. L’imperativo è solo la condizione, l’annuncio è la promessa. “Vattene” è detto una volta sola, la parola benedizione cinque volte. L’imperativo è assorbito nella promessa.

La promessa del Signore. Dopo il comando troviamo la promessa, prima l’imperativo e poi la garanzia: Dio promette ad Abramo la benedizione. Con Abramo la storia cambia
segno o, meglio, il
Narratore che ha organizzato tutto il grande quadro, ci dice che con Abramo le cose cambiano, la maledizione di Adamo si trasforma nella benedizione di Abramo e la qualità determinante di Abramo che fa sì che il segno da negativo diventi positivo è l’obbedienza.
Come Adamo disobbediente ha rovinato l’umanità attirandole la maledizione, Abramo obbediente porta la benedizione all’umanità. Qui cambia la prospettiva del rapporto dell’uomo con Dio.
Se l’uomo riconosce la propria dipendenza da Dio, è Dio stesso che è disponibile a fare grande l’uomo («renderò grande il tuo nome»).
Ad Abramo chiede il coraggio di uscire dalle sue sicurezze, di lasciare quell’ambiente di vita normale, per garantirgli un grande nome e una benedizione.
Nel linguaggio biblico la benedizione è strettamente legata alla generazione, alla fecondità; benedire significa far diventare fecondo, ricco, abbondante, numeroso; è l’immagine della prosperità. La grande quantità di figli è segno della benedizione di Dio, cioè della sua presenza che dona la vita e la fa crescere.
Se, come abbiamo già detto, Adamo ha portato agli altri la maledizione, Abramo è chiamato a portare la benedizione a tutti i popoli che vorranno avere una buona relazione con lui.
Di conseguenza la benedizione di Dio non si ferma alla persona di Abramo, ma si estende a tutti coloro che crederanno come ha creduto Abramo, come dice s. Paolo nella lettera ai Galati (cap. 3): «sappiate che i figli di Abramo sono quelli che vengono dalla fede».
Qui troviamo il senso della nostra vita cristiana. Siamo figli di Abramo non perché discendiamo in linea retta da lui, non perché siamo nomadi o beduini o imparentati in qualche modo con lui, ma perché siamo credenti come lui! Paolo ci dice che la salvezza non viene dalla legge, ma dalla fede, esattamente come Abramo.
Infatti, ancora Paolo ci fa notare che Abramo fu dichiarato giusto ancor prima che fosse circonciso e prima che fosse promulgata la legge mosaica, concludendo che la giustizia divina è data per grazia a chi crede.
Come abbiamo già detto, Abramo obbedì senza pensarci due volte e il testo precisa: “Abram aveva settantacinque anni quando lasciò Carran”. A proposito dell’età di Abramo al momento in cui lascia Carran va preso non in modo letterale, ma con beneficio d’inventario, perché il modo di contare gli anni al tempo del narratore era diverso dal nostro. Quello che qui si vuol far rilevare è che Abramo era in età avanzata. E in età avanzata, appunto, egli intraprende un viaggio lungo e faticoso, come pellegrino; cambia continuamente dimora, non ha una terra stabile, continua ad essere portatore della promessa, obbediente, credente, senza possedere e senza fermarsi. Erige delle stele od altari laddove il Signore gli comunica qualcosa.
Concludendo, Abramo è stato e continua ad essere il modello di pellegrino, il modello che vale per ognuno di noi, impegnati come siamo ad essere fedeli alla promessa di Gesù Cristo Signore.