25 gennaio 2013

Ripartire… da dove?


Si è appena chiuso un anno non facile e non comune per problemi, tragedie, crisi … realtà che toccano in modo drammatico famiglie e convivenza sociale. 
Si guarda con una certa preoccupazione al futuro. Si parla di ripresa, di ripartire. Sì, ma da dove? Lavoro, investimenti, tagli, finanza …? 
Mi pare interessante ricordare quanto scrivevano i vescovi italiani: “ … innanzi tutto bisogna decidere di ripartire dagli ultimi, che sono il segno drammatico della crisi attuale. Fino a quando non prenderemo atto del dramma di chi ancora chiede il riconoscimento effettivo della propria persona e della propria famiglia, non metteremo le premesse necessarie ad un nuovo cambiamento sociale. Gli impegni prioritari sono quelli che riguardano la gente tuttora priva dell’essenziale: la salute, la casa, il lavoro, il salario familiare, l’accesso alla cultura, la partecipazione … Perché cresce ancora la folla dei nuovi poveri? Le situazioni accennate devono entrare nel quadro dei programmi delle amministrazioni civiche, delle forze politiche e sociali che, garantendo spazio alla libera iniziativa e valorizzando i corpi intermedi, coinvolgano la responsabilità dell’intero paese sulle nuove necessità”. 
Sembrano parole scritte per la crisi di oggi, invece risalgono al 23 ottobre 1981 e sono contenute nel documento della CEI “La Chiesa italiana e le prospettive del paese”. 
Certo, sono cambiati i contesti: resta però il fatto che, se non si riparte da politiche di giustizia e di pace non c’è orizzonte di dignità e di vita per la comunità umana. 
Le forze politiche sono in altre faccende affaccendate e anche la Chiesa oggi rischia di farsi distrarre da una rinnovata attenzione ai segni dei tempi. 
Mi pare, quindi, particolarmente istruttiva al riguardo la scelta diocesana di proporre, nel tempo immediatamente seguente alla celebrazione del Natale, memoria dell’Incarnazione del Verbo, le “Giornate sociali”: famiglia, vita, solidarietà nel lavoro, malato. 
È lo stile con il quale esprimiamo la nostra fede nell’Incarnazione e il tentativo di raccogliere l’indicazione conciliare di saper essere attenti, in modo sempre vigile e rinnovato, ai segni dei tempi. 
Ecco da dove ripartire come singoli credenti e comunità cristiana: dal modo con il quale il Signore si coinvolge nella vicenda umana, un modo gratuito, che promuove relazioni rinnovate e fraterne. 
“Di dono in dono” è l’indicazione che ci è stata proposta come chiave sintetica per vivere il CUORE di queste giornate, perché poi diventino scelte di vita. 
La gratitudine celebrativa e la rinnovata coscientizzazione che ci verranno proposte con le varie iniziative a questo tendono: a non distrarci dalla vita, ma a rinnovarla partendo dalla nostra fede. 

Don Marcellino