19 settembre 2017

Dio non smette di visitarci!

Domenica 10 settembre si è svolta la giornata di inizio anno pastorale. Ecco il brano di vangelo del Vangelo di Luca (cap. 1) e la prima parte della riflessione che viene proposta a tutti perché sia fatta oggetto di meditazione, riflessione e condivisione. Dalla raccolta degli spunti già iniziata domenica scorsa e che è possibile arricchire col proprio contributo scritto o a voce, il Consiglio Pastorale raccoglierà le sottolineature da richiamare nei vari momenti dell’anno pastorale. Buona lettura!  



39 In quei giorni Maria si mise in viaggio verso la montagna e raggiunse in fretta una città di Giuda. 40 Entrata nella casa di Zaccaria, salutò Elisabetta. 41 Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo. Elisabetta fu piena di Spirito Santo 42 ed esclamò a gran voce: «Bene-detta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! 43 A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 44 Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo. 45 E beata colei che ha creduto nell'adempimento delle parole del Signore».
46 Allora Maria disse: «L'anima mia magnifica il Signore 47 e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore, 48 perché ha guardato l'umiltà della sua serva
56 Maria rimase con lei circa tre mesi, poi tornò a casa sua. 57 Per Elisabetta intanto si compì il tempo del parto e diede alla luce un figlio.

La storia sacra è il racconto della visita di Dio agli uomini: Lui non smette di visitarci in ogni epoca della vita dell’umanità e delle persone. Nell’anno che inizia vogliamo anzitutto risvegliare la meraviglia per l’amore di Dio che non smette di farci visita! Ed anche esercitarci a riconoscere i segni del suo passaggio nella nostra vita coltivando la virtù della vigilanza cristiana che è la capacità di cogliere la presenza di Dio che visita il suo popolo.  In particolare presteremo attenzione a come Lui ci visita attraverso i nostri anziani e gli stranieri (cfr. i punti del programma dello scorso anno su lo sguardo di Gesù pastore).
Iniziamo sostando sul brano cosiddetto della “Visitazi-one” ricordando che è Lui il protagonista di questo in-contro, seppur nascosto agli occhi. Poi osserviamo che l’annuncio della “buona notizia” in Luca inizia con la presentazione di una coppia di vecchi sposi: Zaccaria ed Elisabetta mentre la conclusione del suo “vangelo dell’infanzia” ci fa conoscere il vegliardo sacerdote Simeone e la vecchia profetessa Anna. A pensarci bene un inizio un po’ strano per un racconto che ha la pretesa di introdurci alla scoperta dei disegni di Vita di Dio per l’umanità.
Certo dobbiamo raccogliere questo dato in controtendenza con gli orientamenti del mondo di oggi: il Vangelo non teme di chiamare le cose col proprio nome nemmeno quando deve dire di una persona che è vecchia o di un’altra che è morta. Le grandi paure che dettano tendenza nella nostra società (quella del giovanilismo a tutti i costi o il tentativo di nascondere la morte e il soffrire…) non influenzano le figure bibliche e non certo per distanza di tempo o cultura.
La Bibbia comincia col racconto di Abramo che “aveva settantacinque anni quando lasciò Carran” (Gn 12,4) e ci presenta diverse storie di longevità feconde, pronte per nuovi inizi. Proprio la pagina della Visitazione di Maria ad Elisabetta ci ricorda la prospettiva costante de lo sguardo della sacra scrittura sulla “terza età”.  La cugina e suo marito sono un dono di ricchezza inestimabile per Maria. Nella loro “vecchiaia” (per usare l’espressione dell’angelo Gabriele di Lc 1,36) sono portatori dell’esperienza umana e di fede di tutta una vita e possono testimoniare alla giovane e inesperta ragazza di Nazareth la fedeltà del “Dio della promessa”. Tra l’altro Elisabetta è discendente della casa di Aronne (Lc 1,5) e quindi segno del legame con la grande storia della salvezza che invece ha sempre ignorato le vicende del villaggio di Nazareth (mai citato finora nell’AT; per cui Natanaele può esclamare: da Nazareth può ve-nire qualcosa di buono? Gv 1,49).
Possiamo leggervi la risorsa che sono i nonni per figli e nipoti, oggi più che mai. Questi ultimi vivono in un mondo ormai lontano dal racconto delle grandi azioni di salvezza di Dio, e la lontananza è soprattutto rispetto al significato che viene dato al vivere in tutte le sue dimensioni.

Proprio questo modo di intendere la vecchiaia è confermato dai gesti e dalle parole di Maria.  Erroneamente infatti si è legata questa visita ad Elisabetta alla volontà di servire la cugina in un parto particolarmente a rischio vista la tarda età (nb: aveva tenuta nascosta la sua gravidanza per cinque mesi - Lc 1,24 - certo memore dei tentativi non riusciti in precedenza). E’ lecito e bello pensare che Maria, la “serva del Signore” (Lc 1,38), non sia stata con le mani in mano come l’ospite d’onore da riverire... Colei che si era dichiarata pronta a servire Dio iniziava a farlo mettendosi a servizio delle persone a lei vicine, tra queste Elisabetta. Ma chiaramente lo scopo di questa visita non è anzitutto per un servizio di carità. O, meglio, la carità più grande non è quella che compie Maria nei confronti della cugina ma viceversa è la carità di un servizio “di fede” che solo Elisabetta, con Zaccaria, possono offrirle e che Maria raccoglie ed esprime con il suo Magnificat a Dio. Potremmo dire che il cantico di Maria è frutto di quei tre mesi vissuti con loro. Si perché la visita di Dio domanda di essere compresa attraverso l’incontro e la testimonianza dei fratelli. Le nostre due donne si offrono il reciproco servizio di aiutarsi a riconoscere il dono, la benedizione di Dio nella loro vita: ecco il valore aggiunto del dialogo di fede tra generazioni!
Quale passaggio di testimone è avvenuto in quei giorni! Quale densità di comunicazione si è realizzata tra loro (nonostante la differenza di età e il mutismo che ha colpito Zaccaria dopo la visione al tempio… - Lc 1,20.22). Chi, come loro, è “giusto davanti a Dio”  e osserva i suoi comandamenti (Lc 1,6), chi è vero e cerca con umiltà la verità, può diventare capace di una comunicazione così. 
Dunque Maria riceve da loro la testimonianza di una fede matura che è passata al vaglio delle tante prove della vita rendendola feconda proprio nei momenti e nelle situazioni in cui tutti “la dicono sterile” (Lc 1,36).  Se la vecchiaia è stagione per definizione sterile perché volta all’inesorabile declino della vita, non così la vecchiaia di questa coppia, nè quella di Abramo e Sara… La prospettiva della fede ribalta il modo di intendere il percorso verso “la fine della vita” perché lo trasforma ne “il fine”, “il compimento” della vita stessa.
Quale eredità ci aspettiamo di ricevere alla morte dei nostri vecchi? La risposta è certo scontata: “noi non siamo interessati ai beni economici frutto dei loro sacrifici e risparmi, bensì ai valori che hanno cercato di trasmetterci con l’esempio e l’impegno di una vita”...  In verità la risposta va ricercata osservando il modo con cui dei nostri vecchi ci prendiamo cura, a loro prestiamo ascolto e coi loro valori ci confrontiamo veramente interrogandoci sui criteri delle nostre scelte e dei nostri giudizi.
Dal vocabolario ricaviamo che la parola “anziano” deriva dal latino “antianus”, cioè ante-nato: nato-prima. È la relazione che rende significativa e valorizza ogni età e la reciprocità fa di ognuna un dono per l’altra. La scommessa a cui siamo chiamati è favorire questa valorizzazione nella reciprocità: riaffermare che nella relazione, intesa come “uscita da se stessi” per il “dono d’amore reciproco”, sta il compimento e la fecondità di ogni istante e fase di vita, anche quella più vicina al - alla - fine.       Che belli Elisabetta e Zaccaria (!) nella loro fedeltà a Dio per tutta la vita, anche nel silenzio apparente di un Dio che non compiva le loro attese. Che bello lo sguardo di Elisabetta (!) che, anziché parlare di se stessa, pronuncia parole di bene (“benedice” Lc 1,42) nei confronti di Maria e del dono che porta in grembo.
Ma che bella anche la giovane Maria (!) che “si alza e in fretta raggiunge una località montuosa” (Lc 1,39) per incontrarli. Proviamo ad immaginare che cosa portava in cuore iniziando questo viaggio: tra slancio di coraggio e voragine di solitudine. Che bella la sua capacità di iniziativa, la sua volontà di affrontare anche percorsi impegnativi e rischiosi, la sua umiltà, generosità e la sua gioia contagiosa…  Soprattutto la bellezza di Maria risplende nella sua disponibilità a lasciarsi ospitare dalla cugina (quanta fatica costa a noi questa cosa che Maria pare compiere con grande naturalezza!): il tutto nella semplicità delle parole e dei gesti di un saluto.
Per dei ragazzi e giovani come lei la ‘lezione’ (che in realtà abbiamo detto è una ‘benedizione’) degli anziani è una sorgente fresca a cui abbeverarsi e non cantilena noiosa e ripetitiva da cui fuggire.
E’ utile sottolineare come il nostro brano è parabola della vita dell’uomo che è continuamente in cammino verso una casa: Maria passa dalla “casa di Zaccaria” (Lc 1,40) per arrivare a “casa sua” (Lc 1,56). La strada e la dimora sono temi ricorrenti in tutta la storia della salvezza e in particolare nella vicenda umana di Gesù perché sono le due dimensioni nelle quali è racchiusa l’esperienza umana ed anche il suo destino eterno. Certo una strada e un’abitazione non qualunque! Infatti non basta aver camminato anche molto per aver fatto ‘strada’, come non basta abitare una casa pur bella perché sia sentita come propria e per questo accogliente… Potrebbe essere interessante tornare su questo spunto per interrogarci, ciascuno per la propria responsabilità, su le condizioni che rendono il nostro percorso ed anche le nostre dimore spazi aperti alla benedizione di Dio per noi e per i fratelli che condividono con noi l’esistenza.

 Dio non smette di visitarci!

Da questi semplici spunti raccolti nella lettura del brano di Vangelo proviamo ora a chiederci:
Quali anziani? Qual è in genere la condizione dell’anziano tra noi? Quali sono le condizioni che li espongono maggiormente alla durezza della vita, alla fragilità, all’insignificanza, alla tristezza, al desiderio di morire? Quali risorse, servizi e attenzioni sono rivolte a loro nel quartiere? Quale cura “pastorale” è in atto nelle nostre due comunità parrocchiali? Con quali carenze, vuoti e desiderata? 
Quali giovani? La bellezza del cuore di Maria, la sua umiltà, disponibilità, generosità, preghiera, ricerca di significato… sono ancora presenti nei nostri bambini, ragazzi e giovani. Ma quali sono i modi per permettere loro di esprimere al meglio tutto questo? Cosa attenta alla bellezza della loro età? Quale protagonismo hanno o possono avere nella vita delle loro famiglie e della comunità cristiana quali soggetti attivi di evangelizzazione e di vita buona?
Quali adulti? Le parole di Elisabetta a Maria interrogano adulti e anziani sullo sguardo nei confronti dei ragazzi e dei giovani… Come aiutarci a far si che le tante difficoltà e preoccupazioni non spengano la fiducia e capacità di bene-dire nei loro confronti?
Come gli adulti vivono il rapporto con la “vecchiaia” e la “morte”? Come incide sul proprio stile di vita e sulle attenzioni sia verso i propri anziani che verso i propri figli? Quale rapporto in genere è vissuto tra adulti e anziani? Quali le difficoltà ricorrenti o le necessità più frequenti? Come i genitori possono giocare un ruolo importante per favorire l’incontro fruttuoso tra anziani e ragazzi?  

50° Maria Madre della Chiesa

Prepariamo il 50° di fondazione della parrocchia
Maria Madre della Chiesa

IN QUEL TEMPO… così sono introdotti i brani del vangelo letti nella liturgia. Dovrebbe iniziare così il racconto della storia della parrocchia e della comunità cristiana di Maria Madre della Chiesa – come di ogni altra parrocchia – perché è storia sacra, cioè abitata dal dono dello Spirito di Dio.
IN QUEL TEMPO 1967…  e la memoria scatta a ricordare volti, nomi, situazioni. Quante esperienze belle e momenti esaltanti ma anche quanti problemi da affrontare e fatiche da reggere. Quanta fede e passione, quanti progetti e premure, quante preghiere e sacrifici, quanto lavoro e generosità, quanto amore e dedizione.
IN QUEL TEMPO… tra arrivi e partenze, fondazioni e costruzioni, prendeva il via l’avventura di una Comunità giovane ed entusiasta, raccolta dai quattro venti - anteprima della fine dei tempi. Guide forti e sicure, uomini e donne di fede, le hanno dato forma e via via fatta crescere, nutrita e… potata perché portasse frutti copiosi e duraturi.
IN QUEL TEMPO… non solo gioie, anche grandi minacce e dolori hanno provato le nostre famiglie per crescere i propri figli e troppe volte perdendo la partita. Ma la fantasia del bene ha inventato gruppi e attività, ricreative e di carità, aperte a tutti e attente ad ogni età. 
IN QUEL TEMPO… i semi gettati sono fioriti per un oggi che ancora può contare su tanto bene che ci è affidato come un talento: perché si moltiplichi. Come dice la Scrittura il lavoro della semina è sempre duro (“nel pianto”) ma poi viene la gioia. Così ancora oggi seminiamo e pazientiamo fiduciosi che il Signore porterà a maturazione i frutti nella vita degli uomini e delle donne della Gratosoglio di domani.
IN QUESTO TEMPO… facciamo grata memoria della visita di Dio in mezzo a noi, vigiliamo lieti per riconoscere i segni del Regno che viene e rispondiamo generosi agli appelli del suo amore.
“Colui che attesta queste cose dice: «Sì, verrò presto!». Amen. Vieni, Signore Gesù.” (sono le ultime parole della Bibbia, Ap 22,20).
Ad ogni realtà che è nata o ha trovato casa nella parrocchia di Maria Madre della Chiesa chiediamo di unirsi a partire dalla prossima festa della parrocchia di sabato 14 e domenica 15 ottobre nel ringraziamento a Dio per la storia di grazia che qui abbiamo vissuto. Lungo l’anno vorremmo offrire diverse occasioni con modalità differenti (foto, articoli, feste, incontri a tema, spettacoli…) per rivivere qualche tratto di questa storia provando a rispondere alla domanda: quale consegna raccogliamo da ciò che abbiamo vissuto per il futuro della parrocchia?
Mercoledì 20 settembre alle ore 21 in sala Molaschi si terrà un incontro aperto per iniziare a stendere il programma della festa di ottobre e  raccogliere le varie idee.
             d.Alfredo, d.Roberto e alcuni parrocchiani
La piccola bottega della carità ha riaperto per entrambe le parrocchie presso i locali di Maria Madre.
Chi desidera sostenere l’iniziativa di distribuzione viveri può farlo dando del tempo come volontario/a (contattare i don o le suore) oppure offrendo generi alimentari tenga conto che servono anzitutto olio, tonno da 80 gr, biscotti e pannolini per l’infanzia.  I prodotti vanno consegnati ai 2 Centri di Ascolto. Grazie!


DATE DA RICORDARE

23 SETTEMBRE
incontro di inizio anno per gli educatori degli oratori in oratorio MMC dalle ore 10

24 SETTEMBRE
Ingresso del nuovo arcivescovo Mons. Mario Delpini: 
ore 16 da s.Eustorgio a piedi verso il Duomo per la s.Messa inaugurale

Ore 10,30 a SB: dopo la Messa le coppie che hanno celebrato l’anniversario di Matrimonio a SB riceveranno il libretto con le preghiere e le foto ricordo.

1 OTTOBRE
Festa apertura anno oratoriano a Maria Madre (iscrizioni CIC)

8 OTTOBRE
Festa apertura anno oratoriano a S.Barnaba (iscrizioni CIC)

14 OTTOBRE
Sabato ore 18 solenne celebrazione di inizio del 50° di fondazione della parrocchia di MMdC coi sacerdoti fondatori e nativi (d.Achille, d.Alex, d.Antonio e d.Maurizio) 


15 OTTOBRE
FESTA PATRONALE DI MMC nel pomeriggio processione mariana. 

05 giugno 2017

Festa di San Barnaba 2017 - Programma


... mettiamoci in gioco!


Carissimi, lungo tutto l’anno pastorale ci siamo lasciati attrarre dallo sguardo di Dio sul mondo che l’umanità di Gesù ci ha fatto conoscere.
Osservando poi i nostri diversi sguardi ci siamo sentiti provocati a rieducare i nostri modi di vedere noi stessi e gli altri, per imparare di nuovo da Gesù lo sguardo di misericordia che accoglie, rispetta, sostiene e valorizza sempre la vita.
Nella Festa di San Barnaba vogliamo invitare tutti a gustare la bellezza di sentirci ‘guardati’ con amore da Dio e regalarci uno sguardo fraterno di attenzione reciproca oltre la fretta del ritmo incalzante nella quotidianità e i tanti limiti che sperimentiamo anche nelle relazioni più care.
Mettiamoci in gioco! È la condizione fondamentale per realizzare qualcosa nella vita sempre. La storia della Comunità ha dimostrato in molte occasioni la decisione generosa di tutti di unire gli sforzi per costruire cose buone per il proprio futuro e per quello dei nostri figli.
Ora la sfida si rinnova e si fa ancora più decisiva, visto i tempi che viviamo: è la sfida a divenire insieme carezza di Dio gli uni per gli altri e per tutti coloro che vivono tra noi, specie per chi è più solo e ai margini. Per questo c’è bisogno di tutti e tutti possiamo comprometterci di più. Ne verrà il dono di una maggiore gioia e pace nel cuore e la possibilità di un nuovo sorriso per tutti.
Da ultimo mi permetto di chiedervi di prestare attenzione all’impresa della costruzione del nuovo oratorio e centro parrocchiale (in chiesa sono esposti i disegni del progetto e trovate il modulo per la sottoscrizione a sostenere economicamente il lavoro): il fine di questo oneroso impegno non è altro che offrire a tutti una casa per scoprire la tenerezza di Dio e condividere con tutti occasioni di incontro, formazione, svago, testimonianza, missione …

Grazie! don Alfredo

Alcune riflessioni della papa ai vescovi italiani

Alcune riflessioni della papa ai vescovi italiani nella scorsa settimana ci possono preparare alla festa di San Barnaba che ‘chiude’ l’anno  pastorale.   Buona meditazione!




Cari fratelli,  … 
Camminare insieme è la via costitutiva della Chiesa; la cifra che ci permette di interpretare la realtà con gli occhi e il cuore di Dio; la condizione per seguire il Signore Gesù ed essere servi della vita in questo tempo ferito.
Respiro e passo sinodale rivelano ciò che siamo e il dinamismo di comunione che anima le nostre decisioni. Solo in questo orizzonte possiamo rinnovare davvero la nostra pastorale e adeguarla alla missione della Chiesa nel mondo di oggi; solo così possiamo affrontare la complessità di questo tempo, riconoscenti per il percorso compiuto e decisi a continuarlo con parresia.
In realtà, questo cammino è segnato anche da chiusure e resistenze: le nostre infedeltà sono una pesante ipoteca posta sulla credibilità della testimonianza del depositum fidei, una minaccia ben peggiore di quella che proviene dal mondo con le sue persecuzioni. Questa consapevolezza ci aiuta a riconoscerci destinatari delle Lettere alle Chiese con cui si apre l’Apocalisse (1,4–3,22), il grande libro della speranza cristiana. Chiediamo la grazia di saper ascoltare ciò che lo Spirito oggi dice alle Chiese; accogliamone il messaggio profetico per comprendere cosa vuole curare in noi: “Vieni, padre dei poveri; vieni, datore dei doni; vieni, luce dei cuori”.  

Come la Chiesa di Efeso, forse a volte anche noi abbiamo abbandonato l’amore, la freschezza e l’entusiasmo di un tempo… Torniamo alle origini, alla grazia fondante degli inizi; lasciamoci guardare da Gesù Cristo, il «Sì» del Dio fedele, l’unum necessarium: Questa nostra assemblea qui radunata non brilli d’altra luce se non di Cristo, che è la lu-ce del mondo; i nostri animi non cerchino altra verità se non la parola del Signore, che è il nostro unico maestro; non preoccupiamoci d’altro se non di obbedire ai suoi precetti con una sottomissione fedele in tutto; non ci sostenga altra fiducia se non quella che corrobora la nostra flebile debolezza, perché si fonda sulle sue parole: «Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20) (Paolo VI, Discorso per l’inizio della seconda sessione del Concilio Ecumenico Vaticano II, 29 settembre 1963).

Come la Chiesa di Smirne, forse anche noi nei momenti del-la prova siamo vittima della stanchezza, della solitudine, del turbamento per l’avvenire; restiamo scossi nell’accor-gerci di quanto il Dio di Gesù Cristo possa non corrispondere all’immagine e alle attese dell’uomo ‘religioso’: delude, sconvolge, scandalizza. Custodiamo la fiducia nell’iniziativa sorprendente di Dio, la forza della pazienza e la fedeltà dei confessori: non avremo a temere la seconda morte.
Come la Chiesa di Pergamo, forse anche noi talvolta cerchiamo di far convivere la fede con la mondanità spirituale, la vita del Vangelo con logiche di potere e di successo, forzatamente presentate come funzionali all’immagine sociale della Chiesa. Il tentativo di servire due padroni è, piuttosto, indice della mancanza di convinzioni interiori. Impariamo a rinunciare a inutili ambizioni e all’ossessione di noi stessi per vivere costantemente sotto lo sguardo del Signore, presente in tanti fratelli umiliati: incontreremo la Verità che rende liberi davvero.

Come la Chiesa di Tiatira, siamo forse esposti alla tentazione di ridurre il Cristianesimo a una serie di principi privi di concretezza. Si cade, allora, in uno spiritualismo disincarnato, che trascura la realtà e fa perdere la tenerezza della carne del fratello. Torniamo alle cose che contano veramente: la fede, l’amore al Signore, il servizio reso con gioia e gratuità. Facciamo nostri i sentimenti e i gesti di Gesù ed entreremo davvero in comunione con Lui, stella del mattino che non conosce tramonto.
Come la Chiesa di Sardi, possiamo forse essere sedotti del-l’apparenza, dall’esteriorità e dall’opportunismo, condizionati dalle mode e dai giudizi altrui. La differenza cristiana, invece, fa parlare l’accoglienza del Vangelo con le opere, l’obbedienza concreta, la fedeltà vissuta; con la resistenza al prepotente, al superbo e al prevaricatore; con l’amicizia ai piccoli e la condivisione ai bisognosi. Lasciamoci mettere in discussione dalla carità, facciamo tesoro della sapienza dei poveri, favoriamone l’inclusione; e, per misericordia, ci ritroveremo partecipi del libro della vita.

Come la Chiesa di Filadelfia, siamo chiamati alla perseveranza, a buttarci nella realtà senza timidezze: il Regno è la pietra preziosa per cui vendere senza esitazione tutto il resto e aprirci pienamente al dono e alla missione. Attraversiamo con coraggio ogni porta che il Signore ci schiude davanti. Approfittiamo di ogni occasione per farci prossimo. Anche il miglior lievito da solo rimane immangiabile, mentre nella sua umiltà fa fermentare una gran quantità di farina: mescoliamoci alla città degli uomini, collaboriamo fattivamente per l’incontro con le diverse ricchezze culturali, impegniamoci insieme per il bene comune di ciascuno e di tutti. Ci ritroveremo cittadini della nuova Gerusalemme.

Come la Chiesa di Laodicea, conosciamo forse la tiepidezza del compromesso, l’indecisione calcolata, l’insidia dell’am-biguità. Sappiamo che proprio su questi atteggiamenti si ab-batte la condanna più severa. Del resto, ci ricorda un testimone del Novecento, la grazia a buon mercato è la nemica mortale della Chiesa: misconosce la vivente parola di Dio e ci preclude la via a Cristo. La vera grazia – costata la vita del Figlio – non può che essere a caro prezzo: perché chiama alla sequela di Gesù Cristo, perché costa all’uomo il prezzo della vita, perché condanna il peccato e giustifica il peccatore, perché non dispensa dall’opera… È a caro prezzo, ma è grazia che dona la vita e porta a vivere nel mondo senza perdersi in esso (cfr. D. Bonhoeffer, Sequela). Apriamo il cuore al bussare dell’eterno Pellegrino: facciamolo entrare, ceniamo con Lui. Ripartiremo per arrivare in ogni dove con un annuncio di giustizia, fraternità e pace.

Cari fratelli, il Signore non punta mai a deprimerci, per cui non attardiamoci sui rimproveri, che nascono comunque dall’amore (cf. Ap. 3,19) e all’amore conducono. Lasciamoci scuotere, purificare e consolare: “Lava ciò che è sordido, bagna ciò che è arido, sana ciò che sanguina. Piega ciò che è rigido, scalda ciò che è gelido, drizza ciò che è sviato”.
Ci è chiesta audacia per evitare di abituarci a situazioni che tanto sono radicate da sembrare normali o insormontabili. La profezia non esige strappi, ma scelte coraggiose, che sono proprie di una vera comunità ecclesiale: portano a lasciarsi «disturbare» dagli eventi e dalle persone e a calarsi nelle situazioni umane, animati dallo spirito risanante delle Beatitudini. Su questa via sapremo rimodellare le forme del nostro annuncio, che si irradia innanzitutto con la carità. Muoviamoci con la fiducia di chi sa che anche questo tempo è un kairos, un tempo di grazia abitato dallo Spirito del Risorto: a noi spetta la responsabilità di riconoscerlo, accoglierlo e assecondarlo con docilità…

Francesco

CALENDARIO della COMUNITÀ PASTORALE da Domenica 28 maggio 2017

DOMENICA 28 maggio
VII DOMENICA DI PASQUA - dopo l’ASCENSIONE
Alla messa delle 10,30 verrà affidato il mandato agli    ANIMATORI dell’ORATORIO ESTIVO.


Lunedì 29 maggio
ore 15,00 Sala Molaschi MMC TERZA ETÀ.


Mercoledì 31 maggio - Visitazione di Maria ad Elisabetta
ore 15,00  Saletta Caritas SB:  TERZA ETÀ
ore 21,00 Chiesa SB: chiusura del mese di Maggio

Venerdì 2 giugno primo venerdì del mese
ore 15,30 adorazione eucaristica silenziosa fino alla Messa nelle due chiese

Sabato 3 giugno
NB: SONO SOSPESE LE MESSE DELLE ORE 18               IN ENTRAMBE LE CHIESE
ore 16 in Chiesa SB possibilità di confessioni per le cop pie degli anniversari di Matrimonio
ore 21 in Chiesa SB solenne Veglia di Pentecoste


DOMENICA 4 giugno
DOMENICA DI PENTECOSTE
ore 10,30 Chiesa SB celebrazione degli anniversari di Matrimonio

Lunedì 5 giugno ore 18.30 in Salone SB in salone riunio ne di presentazione dell'oratorio estivo ai genitori di elementari e medie e possibilità di fermarsi a risistemare l'oratorio in vista del centro estivo. Al termine cena comunitaria

Martedì 6 giugno ore 20.45 serata evento all’Asteria: pro iezione del docu-film di E.Olmi sul Card. Martini e testimonianza dei don Gregorio Valerio, ultimo segretario

Sabato 10 giugno alle 10 in Oratorio MMC riordino dell’oratorio con i genitori volontari. Con pranzo comunitario.

DOMENICA 11 giugno
DOMENICA DELLA SANTISSIMA TRINITA’
Festa di San Barnaba (vedi programma a parte)

Giovedì 15 giugno  Solennità del Corpo e del Sangue del Signore
- dopo le messe feriali un’ora di adorazione eucaristica.

A livello cittadino alla Basilica di San Lorenzo Maggiore (C.so di Porta Ticinese 39) ore 20 S.Messa e Processione eucaristica fino in Duomo.





Ordinazioni presbiterali 2017

Con Amore che non conosce confini

Nove. Si, solo nove. Un numero che suscita domande, forse preoccupazione. È dal 1918 che non si vedeva un numero così basso tra i preti novelli. E c’era una guerra mondiale in corso! Eppure è così. Viviamo un tempo diverso, ricco di contraddizioni ma sereno (almeno all’apparenza), dove l’amore per Cristo e la sua Chiesa ancora affascina e innerva le nostre città, come la recente visita del Papa a Milano ha dimostrato. E in una stagione come questa, tale numero è una ferita a-perta in confronto alle necessità che una Diocesi come la nostra richiede. Che fare? Lamentarsi? Piangersi addosso? Tutt’altro. Come più volte Gesù ha insegnato ai suoi discepoli, dobbiamo essere grati per quanto il Signore ci dona, partire da quanto di bello e grande abbiamo ricevuto. Forse questo numero non è quello che tanti di voi si aspetterebbero, ma il desiderio di questi nove giovani di corrispondere alla volontà del Padre nel conformarsi a Lui divenendo presbiteri per il suo popolo, è quanto di più vero, genuino e profondo possono offrire. C’è una parabola che ben riassume questa classe, è quella del lievito nella pasta (Mt 13,33): ne basta poco perché faccia il suo mestiere e contribuisca ad aumentare la mole della pasta perché possa venirne fuori una forma di pane fragrante. È proprio così. Essi sono quel lievito capace di generare qualcosa di bello e di educare alla vita buona del Vangelo. Lo stanno già sperimentando in questi primi mesi di ministero, nelle parrocchie in cui sono stati destinati da diaconi e dove staranno anche da preti novelli. Ci saranno fatiche, sfide e delusioni, ma con la forza dello Spirito e con la fraternità che in questi anni hanno imparato a vivere, il Signore donerà loro la grazia di perseverare nella missione affidata – come recita il loro motto – «con amore che non conosce confini».
Chiedo a tutto il popolo ambrosiano di accompagnare con la preghiera i giorni che li separano all’Ordina-zione presbiterale, che avverrà sabato 10 giugno alle ore 9.00 nel Duomo di Milano. E, insieme, di non smettere mai di pregare per le vocazioni, perché non manchi mai quel lievito necessario a dare forma alla pasta.
mons. Michele Di Tolve    Rettore del Seminario